
La nuova stagione lirica del Teatro Massimo di Palermo si apre il 20 gennaio 2022 con Les vêpres siciliennes di Giuseppe Verdi. È la prima volta che I vespri siciliani (così in italiano) saranno rappresentati nel capoluogo siciliano nell’originale francese, in cinque atti e con i balletti. Dopo la serata inaugurale in cartellone ci saranno altre quattro recite: il 22, 23, 25 e il 26 gennaio. Sul podio il direttore musicale del teatro Omer Meir Wellber, mentre la regia della spettacolo sarà della palermitana Emma Dante. In una intervista concessami qualche tempo fa per Radio Vaticana (cfr. Emma Dante a Napoli e a Pavia) la regista ha detto che “la Palermo che avrebbe raccontato – la sua Palermo, come l’ha chiamata – non sarebbe stata da cartolina, quanto piuttosto una Palermo raccontata con il mosaico della memoria, legato alle proprie tragedie: alla mafia, alla povertà e all’oppressione di cui spesso è stata vittima. Palermo diventerebbe così un luogo dove poter ricordare e piangere anche i nostri morti”.
Les vêpres siciliennes hanno come sfondo un fatto realmente accaduto. Il Lunedì dell’Angelo 30 (o 31) marzo 1282, per un oltraggio commesso da un soldato francese a una donna palermitana, si accese una rivolta che si propagò in tutta la Sicilia e portò alla cacciata degli Angioini, dopo sedici anni di oppressione. Da lì la Sicilia passò sotto il controllo aragonese, mentre il resto dell’Italia meridionale rimase agli Angioini. Questo avvenimento storico è alla base del libretto di Les Vêpres siciliennes, scritto da Eugène Scribe e Charles Duveyrier e naturalmente romanzato. Ne fu redatta una prima versione nel 1838 con il titolo Le duc d’Albe, offerta prima ad Halèvy, che la rifiutò, e poi a Donizetti che la mise in musica ma solo per i primi due atti. Poi il libretto rimaneggiato e intitolato Les Vêpres siciliennes arrivò a Verdi che si accinse a metterlo in musica con «una fatica da ammazzare un toro» – come ebbe a dire egli stesso – vivendo liti e patendo tormenti (il contratto fu sul punto di essere reciso per problemi con il soprano). Finalmente Les Vêpres siciliennes andò in scena all’Opéra di Parigi il 13 giugno 1855. L’ esito fu trionfale, con ben 50 repliche. Ma fu anche di breve durata: le rappresentazioni di Les Vêpres siciliennes si protrassero stancamente fino al 1863, quando Verdi apportò alcune modifiche alla partitura che non suscitarono affatto le antiche accoglienze, al punto che due anni dopo l’opera scomparve dal cartellone dell’Opéra. Sopravvisse un po’ nella traduzione italiana, ma finì con il non essere più rappresentata anche negli altri teatri non francesi. Riapparve all’inizio degli anni ’30 a Berlino diretta da Erich Kleiber, poi a Firenze nel 1951 sempre con Kleiber e una giovane Maria Callas. Nel capoluogo fiorentino si ricorda un’edizione prestigiosa del 1978 diretta da Riccardo Muti, con un cast vocale stellare: Renata Scotto, Veriano Luchetti, Renato Bruson e Ruggero Raimondi.


Personaggi e interpreti di Les vêpres siciliennes al Teatro Massimo di Palermo:
La duchesse Hélène
Selene Zanetti (20, 23, 26 gennaio) / Maritina Tampakopoulos (22, 25 gennaio)
Henri
Leonardo Caimi (20, 23, 26 gennaio) / Giulio Pelligra (22, 25 gennaio)
Guy de Montfort
Mattia Olivieri (20, 23, 26 gennaio) / Gezim Myshketa (22, 25 gennaio)
Jean Procida
Erwin Schrott (20 gennaio) Luca Tittoto (23, 26 gennaio) / Fabrizio Beggi (22, 25 gennaio)

La prima interprete di Hélène in Les vêpres siciliennes di Giuseppe Verdi fu Sophie Charlotte Crüwell. Sofia Cruvelli (così italianizzata) era un soprano tedesco che l’opinione generale considerava «una buona cantante e una donna pazza». Verdi la giudicava una di quelle «caricature alla Malibran che non hanno che le sue stravaganze senza nulla avere del suo genio», tant’è che la Cruvelli disertò all’improvviso le prove de Les Vêpres siciliennes, per poi ritornarvi come se niente fosse, dopo una vacanza in Costa Azzurra con il fidanzato, il barone Vigier. Nonostante il carattere capriccioso e bizzarro Verdi finì con l’apprezzare Sofia Cruvelli: per la voce eccezionale per estensione e straordinaria per timbro e risonanza, per il virtuosismo e il forte temperamento che manifestava con un canto di slancio e aggressivo. La duchessa Hélène fu uno degli ultimi grandi successi della Cruvelli; nel 1856 un anno dopo la prima de Les Vêpres siciliennes sposò il barone Vigier e si ritirò dalle scene, esibendosi poi solo in qualche recita di beneficienza.
Il primo interprete di Henri in Les vêpres siciliennes fu Louis Gueymard, un tenore dotato di buon temperamento e di voce potente, che doveva saper piegare a sfumature e ad assottigliamenti, anche se ci furono diversi critici che lamentavano che spesso queste finezze venivano sacrificate a un canto gridato, basato esclusivamente sul forte e mezzoforte. Di Giuseppe Verdi oltre a Les Vêpres siciliennes del 1855 Louis Gueymard cantò anche le versioni francesi della Luisa Miller (1853) e del Trovatore (1857)


Il primo interprete di Guy de Montfort in Les vêpres siciliennes fu Marc Bonnehée, che nel 1857 fu anche il primo conte di Luna nel Trovatore in versione francese, dove Manrico era Louis Gueymard. Di Marc Bonnehée Léon Escudier, editore francese delle opere di Verdi e direttore del Théâtre Italien, disse che aveva una bella voce ed era un eccellente musicista di scuola italiana.
Primo interprete di Jean Procida in Les vêpres siciliennes fu il basso Louis-Henri Obin, una stella di prima grandezza dell’Opéra. Un fine dicitore discendente dalla tradizione belcantistica (debuttò con l’Otello di Rossini), capace di legare i suoni in maniera egregia e di cantare morbido e con molte sfumature, ma all’occorrenza anche di esibire un fraseggio veemente e grandioso, come doveva poi essere quello riservato a Filippo II nel Don Carlos sempre di Verdi, che Obin interpretò alla prémière all’Opéra nel 1867: un personaggio come Procida, dispotico e violento, ma anche turbato dal dubbio e dall’inquietudine.































