Emma Dante a Napoli e a Pavia

I mesi di novembre e di dicembre 2021 sono stati mesi molto impegnativi per Emma Dante. Il debutto al Teatro San Carlo di Napoli con “La bohème” di Puccini, “Iphigénie en Tauride” di Gluck al Teatro Fraschini di Pavia (una vera rarità per l’Italia, realizzata in coproduzione con i teatri di Brescia, Como e Cremona) e “La Cenerentola” di Rossini al Teatro Comunale di Bologna, dove approvava dopo la première al Teatro dell’Opera di Roma. Tre spettacoli che hanno riscosso un notevole successo. Riferirò dei primi due, che ho visto. 

“La bohème” di Giacomo Puccini Emma Dante l’ha ambientata sui tetti di Parigi, fuori la soffitta di Marcello e Rodolfo, per mettere in luce, per rivelare, per portare all’esterno gli intimi pensieri e i sentimenti più riposti dei protagonisti. Lo ha fatto secondo la sua poetica: con l’aiuto di mimi e ballerini. Due di quest’ultimi, ad esempio, si presentavano come la materializzazione dei celebri quadri di Chagall, raffiguranti lo stesso pittore e sua moglie fluttuanti nell’aria felici, raggianti, avvinti nel loro “folle” amore. Apparivano come l’esplicitazione delle emozioni che si susseguono nell’animo di Mimì e Rodolfo, del loro amore appena nato alla luce di un’incantata luna parigina, danzando leggiadramente sui tetti tra i comignoli fumanti e lanciando, a mo’ di oggetto di seduzione, un cappello a cilindro e un tabarro a lui (romantico poeta) e un mazzolino di fiori e un velo da sposa a lei (gaia fioraia). Nel finale dell’opera i due ballerini smettevano di danzare, si sedevano, voltavano le spalle al pubblico e si coprivano con un velo nero. Smettevano di vivere quando Mimì moriva. I cantanti, tutti giovani e all’inizio di carriera, si rivelavano ben preparati musicalmente e ben inseriti scenicamente in questa “Bohème” secondo Emma Dante: tutti attori perfetti. Erano Selene Zanetti (Mimì), Benedetta Torre (Musetta), e Andrzej Filończyk (Marcello). E poi Pietro Di Bianco (Schaunard) e Alessandro Spina (Colline). Stephen Costello (Rodolfo) di contro mostrava qualche problema di tenuta vocale e d’intonazione, probabilmente perché non era al meglio fisicamente: si era infortunato durante una replica. La direzione di Juraj Valčuha con l’Orchestra e il Coro del Teatro San Carlo era poetica e sognante, al pari della regia di Emma Dante.  

Selene Zanetti e Stephen Costello

Nella “Iphigénie en Tauride” di Christoph Willibald Gluck Emma Dante ha raggiunto gli stessi risultati registici de “La bohème”, se non addirittura superandoli. Immancabili i mimi, che ugualmente rendevano evidenti con la loro azione il vissuto, gli affetti, i dolori, le paure e le ossessioni dei tragici eroi di Euripide, secondo il riformista Gluck. Di Oreste e Pylade perseguitati dalle Erinni: costretti in un “tempietto” di altissime colonne corinzie, simboleggiante un passato angoscioso e un presente che non ha via di uscita. Di Iphigénie che piange (nella sublime aria “Ô malheureuse Iphigénie!”) il fratello Oreste, creduto perduto; un lamento funebre che Emma Dante rendeva esplicito, e se possibile ancor più commovente, con un abbraccio simile a quello di una dolente Pietà tra Iphigénie e l’ombre plaintive di Oreste, che appariva e scompariva nel nulla in un magnifico quanto inatteso “coup de théâtre”. In questo Emma Dante poteva contate sull’eccellente Anna Caterina Antonacci: una protagonista di rara sensibilità musicale e di notevoli capacità attoriali. Anche Bruno Taddia (Oreste) realizzava al meglio le intenzioni della regista palermitana, sia come cantante sia come interprete. Gli abiti dei restanti protagonisti erano indossati da Mert Süngü (Pylade) e da Michele Patti (Thomas). Il tutto era concertato da Diego Fasolis che, alla guida dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano e del coro OperaLombardia, e subentrando in extremis a sostituire il designato direttore d’orchestra, mostrava di essere un conoscitore della musica barocca e settecentesca tra i più preparati di oggi e di saperla dirigere molto bene.
 
A ridosso della prima di “Iphigénie en Tauride” di Gluck ho intervistato Emma Dante, per “L’ape Musicale”: una rubrica di informazione musicale dei Programmi Musicali di Radio Vaticana.
Questo il link dove poter ascoltare l’intervista in podcast:
https://www.vaticannews.va/it/podcast/radio-vaticana-musica/lo-scrigno-musicale/2021/11/lo-scrigno-musicale-19-11-2021.html

Anna Caterina Antonacci
Bruno Taddia e Mert Süngü
Iphigénie e l’ombre plaintive

Prossimo appuntamento da non mancare sarà “Les vêpres siciliennes” di Giuseppe Verdi al Teatro Massimo di Palermo il 20, 22, 23, 25 e 26 gennaio 2021. La regia sarà Emma Dante e la direzione d’orchestra di Omer Meir Wellber.
Ecco i ruoli principali e il loro interpreti:
La duchesse Hélène Selene Zanetti (20, 23, 26) / Maritina Tampakopoulos (22, 25)
Henri Piero Pretti (20, 23, 26) / Leonardo Caimi (22, 25)
Guy de Montfort Mattia Olivieri (20, 23, 26) / Gezim Myshketa (22, 25)
Jean Procida Luca Tittoto (20, 23, 26) / Fabrizio Beggi (22, 25)
“Les vêpres siciliennes” è un nuovo allestimento del Teatro Massimo di Palermo, realizzato in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Comunale di Bologna e il Teatro Real di Madrid

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