
È un giornalista pubblicista dal 2007 e si chiama Paolo Di Nicola. È specializzato in arte e spettacolo. È studioso di voce e di vocalità e studia pure canto (la sua tipologia vocale è in via di definizione). È però da prima un melomane ardente e convinto. Lo diventò il 7 luglio 1973, assistendo all’Aida inaugurale della Stagione Lirica Estiva del Teatro dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla (quando il palcoscenico immenso, era collocato tra le suggestive rovine; oggi inavvicinabili). Da allora ha comprato tutto ciò che era possibile reperire sulla lirica: dischi, libri, riviste, spartiti ma soprattutto ha cominciato a frequentare i più importanti teatri italiani e internazionali, raccontando emozioni e impressioni prima agli amici e poi ai radioascoltatori. Dal 2001 infatti, per 15 lunghi anni, belli appassionati e ricchi di emozioni, ha condotto su Radio Vaticana “La Voce Umana”: una rubrica settimanale sull’arte del canto a 360°. La collaborazione continua ancora oggi come critico musicale, che intende integrare, ma non solo, per mezzo di “La voce di Paolo”. Per il momento crede di aver detto tutto. Poche parole che crede sufficienti a presentarlo abbastanza bene. Aggiunge che ha un’ammirazione sconfinata per Maria Callas, che tuttavia cerca di mantenere nei giusti binari dell’obiettività. Confessa ancora di averla apprezzata non subito, ma da quando cominciò a capire che cosa effettivamente è il canto lirico. Come confessa che la sua opera “oggetto di culto” (messo tra virgolette per non sembrare blasfemo) è Thaïs di Jules Massenet. Ascoltatela e capirete perché. Anche seguendo queste pagine.
