“Quattro ultimi Lieder” di Strauss con Pappano a Santa Cecilia

All’Auditorium “Parco della Musica” di Roma nei giorni 13, 14 e 15 aprile 2023 avrà luogo un concerto che vede la partecipazione di Antonio Pappano alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e del soprano Asmik Grigorian. Saranno eseguite musiche di Claudio Ambrosini: Dosàna nóva, di Richard Strauss: Quattro ultimi Lieder e di Dmitrij Šostakovič: Sinfonia n. 10

Antonio Pappano (fotografia di Musacchio & Ianniello)

Un concerto di importanza e significato del tutto speciali. È l’ultimo concerto di Antonio Pappano come Direttore Musicale dell’Accademia, ruolo che ha ricoperto per diciotto anni dal 2005 al 2023 e che sarà di nuovo assunto da Daniel Harding dall’ottobre 2024.
Significativa dunque la scelta di Antonio Pappano di salutare il pubblico e la Fondazione con le ultime musiche composte da Strauss e con il pezzo di Ambrosini, una prima esecuzione assoluta commissionata appositamente dall’Accademia di Santa Cecilia, l’ultima delle tante première che Antonio Pappano ha proposto nell’arco della sua lunga presenza nell’Istituzione “romana”.  Ugualmente significativa è la decisione di concludere questo concerto “di addio” con la Sinfonia n. 10 di Šostakovič, il brano con cui Antonio Pappano debuttò nel 2002 sul podio dell’Orchestra di Santa Cecilia.
Un concerto dunque importante e interessante, su cui splende anche la stella di quei piccoli grandi capolavori che sono i Quattro ultimi Lieder (Vier letzte Lieder) di Richard Strauss, che si avvarranno dell’ interpretazione del soprano Asmik Grigorian, una delle cantanti più apprezzate e acclamante del momento.

Confesso che i Quattro ultimi Lieder sono tra i miei pezzi preferiti, non soltanto di Strauss ma direi in assoluto. Me ne sono occupato più volte. Oggi torno a parlarne nelle pagine del mio sito, riassumendo ciò che dissi nella “Voce Umana” – il programma di Radio Vaticana da me curato e condotto fino al 2017 – allorché trasmisi questi lieder cantati da celebri ed eccellenti soprani: Lisa Della Casa, Lucia Popp, Jessye Norman ed Elisabeth Schwarzkopf.

Asmik Grigorian (fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)

Strauss morì l’8 settembre 1949 nella sua villa di Garmisch. in Baviera I Quattro ultimi Lieder furono composti un anno prima, nel 1948, e nell’arco di quattro mesi: Im Abendrot fu terminato il 6 maggio, Frühling il 18 luglio, Beim Schlafengehen il 4 agosto e September il 20 settembre.
I testi dei lieder sono di Hermann Hesse, ad eccezione del primo che invece è dovuto a Joseph von Eichendorff. Sono affidati alla voce di soprano che intona melodie lunghe e distese, delicate e sognanti, adagiate su un’orchestra che nonostante si presenti sempre di grande organico, tipico in Strauss, propone sonorità alleggerite e soffuse, proprie della musica cameristica.
I Quattro ultimi Lieder hanno il sapore del commiato, del testamento spirituale, della riflessione pacata e distaccata sulla morte. In concerto solitamente vengono eseguiti in una successione che evoca lo snodarsi della vita fino al suo sereno e pacato concludersi. Si inizia con il ricordare la primavera (Frühling) e poi l’autunno (September) e si finisce con il meditare sul sonno come prefigurazione del dormire eterno (Beim Schlafengehen) e sulla morte come dissolvimento conclusivo nella natura (Im Abendrot).

FRÜLING
In dämmrigen Grüften
Träumte ich lang
Von deinen Bäumen und blauen Lüften,
Von deinem Duft und Vogelsang.
Nun liegst du erschlossen
In Gleiß und Zier,
Von Licht übergossen
Wie ein Wunder vor mir.
Du kennst mich wieder,
Du lockestmich zart,
Es zittert durch all meine Glieder
Deine selige Gegenwart

PRIMAVERA
In volte oscure
sognai a lungo
i tuoi alberi e la tua aria azzurra,
il tuo profumo e il canto degli uccelli.
Ora ti schiudi splendida
e adorna davanti a me,
circonfusa di luce
come un prodigio.
Mi riconosci,
mi attiri delicatamente.
Tutte le mie membra tremano
per la tua beata presenza.

SEPTEMBER
Der Garten trauert,
kühl sinkt in die Blumen der Regen.
Der Sommer schauert
still seinem Ende entgegen.
Golden tropft Blatt um Blatt
nieder vom hohen Akazienbaum.
Sommer Lächelt erstaunt und matt
in den sterbenden Gartentraum.
Lange noch bei den Rosen
bleibt er stehn, sehnt sich nach Ruh,
langsam tut er die (großen) müdgewordnen
Augen zu.

SETTEMBRE
Il giardino è in lutto,
fresca la pioggia cade sui fiori.
L’estate rabbrividisce
andando incontro silenziosa alla sua fine.
Gocce d’oro di foglia in foglia
cadono giù dall’alta acacia,
l’estate sorride stupita ed esausta
nel sogno morente del giardino.
A lungo ancora presso le rose
si attarda, anelando al riposo.
Lentamente chiude i grandi
occhi divenuti stanchi.

BEIM SCHLAFENGEHEN
Nun der Tag mich müd gemacht,
soll mein sehnliches Verlangen
freundlich die gestirnte Nacht
wie ein müdes Kind empfangen.
Hände, laßt von allem Tun,
Stirn, vergiß du alles Denken,
alle meine Sinne nun
wollen sich in Schlummer senken.
Und die Seele unbewacht
will in freien Flügen schweben,
um im Zauberkreis der Nacht
tief und tausendfach zu leben. 

ANDANDO A DORMIRE
Ora sono stanco del giorno,
accolga la mia brama ardente
amichevolmente la notte stellata
come un bambino stanco.
Mani, smettete ogni azione,
fronte, dimentica ogni pensiero,
tutti i miei sensi ora
vogliono sprofondarsi nel sonno.
E l’anima, incustodita,
vuole librarsi su libere ali,
nel cerchio magico della notte
vivere profondamente mille vite.

IM ABENDROT
Wir sind durch Not und Freude
gesangen Hand in Hand,
vom Wandern ruhn wir beide
nun überm stillen Land.
Rings sich die Täler neigen,
es dunkelt schon die Luft,
zwei Lerchen nur noch steigen
nachträumend in den Duft.
Tritt her und laß sie schwirren,
bald ist es Schlafenszeit,
daß wir uns nicht verirren
in dieser Einsamkeit.
O weiter, stiller Friede,
o tief im Abendrot.
Wie sind wir wandermüde –
ist dies etwa der Tod?

NEL TRAMONTO
Attraverso la gioia e il dolore
siamo andati, mano nella mano,
ora riposeremo del peregrinare
sulla terra silenziosa.
Attorno declinano le valli,
già l’aria si oscura,
solo due allodole si levano,
sognando la notte tra i profumi.
Vieni qui e lasciale frullare,
è quasi tempo di dormire,
per non smarrirsi
in questa solitudine.
O pace vasta, silenziosa,
così profonda nel tramonto.
Come siamo stanchi di peregrinare –
è questa forse la morte?

La traduzione in italiano è di Sergio Sablich.

Propongo l’ascolto dei Quattro ultimi Lieder di Richard Strauss nell’interpretazione di Margaret Price e di Wolfgang Sawallisch con l’Orchestra Sinfonica della RAI, data all’Auditorium del Foro Italico di Roma il 17 maggio 1980. Un’esecuzione che propone la successione dei brani come sopra indicato e che molti appassionati e critici considerano di altissimo straordinario livello.


La prima esecuzione dei Quattro ultimi Lieder fu postuma e avvenne il 22 maggio 1950 all’Albert Hall di Londra, nell’interpretazione del soprano norvegese Kirsten Flagstadt e del direttore d’orchestra e compositore tedesco Wilhelm Furtwängler. La successione dei lieder fu diversa da quella poi divenuta usuale: Beim Schlafengehen, September, Frühling e Im Abendrot. A detta degli studiosi fu quella che avrebbe voluto Strauss, sebbene non ci fosse nulla di scritto a dire se i lieder dovessero essere considerati parti di un ciclo o soltanto pezzi staccati.
È interessante comunque notare che il raggruppamento dei lieder, sia alla première sia secondo tradizione, esclude l’ordine cronologico per privileggiare quello tematico, che in entrambi i casi si conclude – e non a caso – con Im Abendrot, in italiano Nel tramonto.
Al calar del sole si saluta il giorno che muore e la notte che arriva. Un fatto che è possibile leggere anche come metafora della vita: al termine di un lungo e fiaccante cammino, sopraggiunge la pace profonda. Allusione a un’esistenza oltre la vita? Non è dato sapere. Certo è che nel testo si parla di una pace vasta e silenziosa e ci si chiede se “è così, forse, che si muore?”.
Nel tramonto si chiude con il trillo dei flauti: citazione della conclusione del poema sinfonico che Richard Strauss scrisse sessant’anni prima e che s’intitolava: “Morte e Trasfigurazione”.

Si é ritenuto fino a non molto tempo fa che i Quattro ultimi Lieder fossero le musiche conclusive della carriera di Richard Strauss. In realtà il 23 novembre 1948, un anno circa prima della morte, il compositore scrisse Malven, il suo vero ultimo lied per voce e pianoforte. Lo donò al soprano Maria Jeritza, grande cantante straussiana e prima interprete di “Arianna a Nasso” e della “Donna senz’ombra”. Maria Jeritza custodì il lied gelosamente, e finché fu in vita non permise che fosse eseguito, copiato o studiato; persino a Strauss che ne richiese una copia fu opposto un rifiuto. Malven fu ritrovato tra le carte del soprano dopo la sua morte, fu messo all’asta e comprato dal mecenate Frederick Kock. Fu eseguito la prima volta da Kiri Te Kanawa accompagnata al pianoforte da Martin Katz, all’Avery Fisher Hall di New York il 10 gennaio 1985. Malven è un lied pieno di dissonanze che appena appaiono scompaiono, così da creare una musica molto malinconica e quasi disfatta, che lascia trasparire un velo d’ironia, mentre si allude alla vita che vola via, come i teneri fiori di malva che dolcemente si disperdono nel vento alla fine dell’estate.
Lo propongo nell’interpretazione di Kiri Te Kanawa, proprio nella storica prima esecuzione assoluta.

Una opinione su "“Quattro ultimi Lieder” di Strauss con Pappano a Santa Cecilia"

  1. Ciao Paolo sempre molto interessanti i tuoi articoli, riesci sempre con estrema semplicità a raccontare la storia di chi ha reso celebre la musuca lirica in Italia e nel mondo. Stavolta ho anche imparato una parola nuova.. O meglio il significato della parola tedesca LIED;) . … Grazie a presto

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