Il concerto di “addio” a Santa Cecilia di Antonio Pappano

All’Auditorium “Parco della Musica” il 15 aprile 2023 c’è stato l’ultimo concerto di Antonio Pappano come Direttore Musicale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, posto che lascia dopo diciotto anni in favore di Daniel Harding, che lo assumerà a partire da ottobre 2024.

Antonio Pappano nell’ultimo concerto all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia come Direttore Musicale
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)

Serata speciale nelle intenzioni e intensamente coinvolgente ed emozionante negli effetti. A partire dal pezzo di apertura: Dosàna nova di Claudio Ambrosini, una delle tante prime esecuzioni assolute commissionate appositamente dall’Accademia di Santa Cecilia, di cui Antonio Pappano nel corso della sua attività di Direttore Musicale ha reso partecipe il pubblico. Un pezzo dedicato a Venezia (città natale di Ambrosini) e alla “sua” marea che entra in città e ne esce due volte al giorno, come un’onda carica di vita “nascente” prima e di storia “vissuta” poi. Un fluire continuo e incessante, che suonava misterioso e magico, grazie alle tantissime sonorità e timbriche, cangianti nei colori nelle sfumature e nelle intensità, che Pappano ha trovato e fatto emergere dalla compagine orchestrale dell’Accademia, nutritissima e arricchita di numerose percussioni.

Antonio Pappano nell’ultimo concerto all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia come Direttore Musicale
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)

Emozioni e coinvolgimento anche con il pezzo conclusivo: la Sinfonia n° 10 in mi minore di Dmitrij Šostakovič, che Antonio Pappano diresse già nel 2005, quando per la prima volta salì sul podio di Santa Cecilia per guidare quell’Orchestra che sarebbe poi divenuta indiscutibilmente la “sua”, amorevolmente curata, sostenuta e condotta per quasi vent’anni e che oggi, felice e commossa, ringrazia il suo mentore, suonando “a sorpresa” alla fine del concerto un estratto dalla Marcia n° 1 di Pomp and Circumstance di Edward Elgar.

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)
Antonio Pappano con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nei ringraziamenti finali nell’ultimo concerto come Direttore Musicale
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)

La Sinfonia n° 10 è per Antonio Pappano la più grande sinfonia di Šostakovič e lo ha dimostrato con quell’amore e quella passione che ha immesso nel dirigerla. Lo ha dimostrato fin dal Moderato iniziale, che per Pappano racconta la Grande Madre Russia con quella lenta progressione ritmica, lunga e continua, che ricordava l’onda “veneziana” di Ambrosini. Lo ha dimostrato nel mordace Allegro del secondo tempo che altro non è che un feroce ritratto caricaturale di quello Stalin che tanti “affanni” diede a Šostakovič e che morì nel 1953, nell’anno di fine composizione della Sinfonia n° 10. Lo ha dimostrato con il movimento conclusivo che alterna sonorità lamentose e luttuose ad altre aggressive e caotiche, per deflagrare nel finale come una bomba – come ben dichiara Antonio Pappano – che dice tutta la pessimistica visione che Šostakovič aveva dell’Unione Sovietica di quei tirannici anni.

Antonio Pappano
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)

Una bomba che si è innescata, lentamente sommessamente, con i Vier letzte Lieder (Quattro ultimi Lieder) di Richard Strauss cantati da Asmik Grigorian, a conclusione della prima parte del concerto. Pappano non poteva scegliere pezzi migliori per dire addio all’Orchestra di Santa Cecilia e al pubblico dell’Accademia, accorso numerosissimo e osannante. Non potevano essere scelti pezzi migliori per riflettere sulla fine di una vita e di una carriera, tutte votate alla musica: di Strauss quanto di Pappano. Una fine che è struggente e malinconica, ma non triste. Una conclusione che si dissolve in una pacata accettazione. L’ultimo lied, In Abendrot, si chiude con una coppia che, mano nella mano, contempla la «pace vasta, silenziosa, così profonda nel tramonto» e si chiede: «è questa forse la morte?». Ma nessuna tristezza c’è in queste parole e nella lentissima e lievissima musica che le sostiene, come sostiene Antonio Pappano quando parla dei Vier letzte Lieder. C’è la contemplativa ammissione di un dato di fatto, insieme con la scoperta che non è ancora e soltanto la fine. Da quel lento spegnersi della musica, da quella lunga onda sonora del postludio che dolcemente si distende successivo alle ultime parole del lied, emerge il sorprendente e arcano trillo dei flauti, che cita la conclusione di “Morte e Trasfigurazione”, il poema sinfonico che Richard Strauss scrisse sessant’anni prima. Finale che ha lasciato fino all’ultimo il pubblico con il fiato sospeso, prima di sciogliersi in un fragoroso applauso liberatorio.

Asmik Grigorian
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)

Tante emozioni non sarebbero state possibili se a cantare i Vier letzte Lieder non ci fosse stata Asmik Grigorian. Il soprano lituano, affermata stella del mondo lirico internazionale e ora al suo debutto all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ha catturato fin dal suo entrare in scena, in un fiammeggiante abito rosso. Fin dal primo lied, Frühling, si è capito che ciò che avrebbe avuto rilevanza in queste “canzoni” non sarebbe stato tanto il nitore o la rotondità del suono, quanto il “peso” delle parole, l’accentazione esatta, il fraseggio ricercato e sfumato. Nel secondo lied, September, Asmik Grigorian cantava con gli occhi fissi su Antonio Pappano, che verso di lei si piegava come a cercare un’intesa profonda e a voler trarre dal canto tutta l’intensità e la ricchezza di cui era carico. In Beim Schlafengehen il clou è stato raggiunto quando il soprano riprendeva con afflato e intenzione encomiabili la melodia del primo violino, suonata con una dolcezza e delicatezza estreme da uno splendido Carlo Maria Parazzoli, mentre Antonio Pappano l’accompagnava con ondate di suono. Dell’ultimo lied, In Abendrot, abbiamo detto. Aggiungiamo ciò che abbiamo colto alle parole: «ist dies etwa der Tod?» e che Asmik Grigorian ha trasmesso al pubblico: brividi da solenne composta intensità e da ieratica commozione.

Asmik Grigorian e Antonio Pappano
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)
Asmik Grigorian e Antonio Pappano
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)
Antonio Pappano e Asmik Grigorian
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)
Carlo Maria Parazzoli, Asmik Grigorian, Antonio Pappano e l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia
alla fine dei “Vier letzte Lieder” di Richard Strauss
(fotografia di Musacchio, Ianniello & Pasqualini)

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