“L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti all’Opera di Roma

L’11 gennaio 2023 al Teatro dell’Opera di Roma c’è stata la prima rappresentazione dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti. Sul podio Francesco Lanzillotta alla guida del Coro e dell’Orchestra dell’Opera e dei cantanti Aleksandra Kurzak (Adina), John Osborn (Nemorino), Alessio Arduini (Belcore) e Simone Del Savio (Dulcamara). Nella replica del 14 gennaio nei ruoli principali si è alternato un altro cast: Ruth Iniesta, Juan Francisco Gatell, Vittorio Prato e Davide Giangregorio. In entrambe le recite la parte di Giannetta è stata sostenuta da Giulia Mazzola. La regia era di Ruggero Cappuccio, con le scene di Nicola Rubertelli, i costumi di Carlo Poggioli e le luci di Vinicio Cheli.
Riferirò di tutte e due le rappresentazioni.

Teatro dell’Opera di Roma – Gaetano Donizetti: L’elisir d’amore
John Osborn (Nemorino) – Aleksandra Kurzak (Adina)
(fotografia Fabrizio Sansoni)

L’elisir d’amore è un insieme di serio e faceto, di tensione e distensione, in perfetto equilibrio. La musica allegra e scanzonata è riservata a Dulcamara (un medico fanfarone e imbroglione che spaccia per filtro d’amore un bordeaux) e a Belcore (un vanesio tenente che si sente tanto un dongiovanni). C’è poi Nemorino, un uomo buono e onesto che è preso di un sincero affetto per la bella Adina, la quale a sua volta, dietro un’apparente bizzosa indifferenza, non nega al pretendente un tenero amore. Per questa coppia, detentrice dei sentimenti più “poetici” come l’amore e la commozione, Gaetano Donizetti riserva la musica più affettuosa e delicata. Il giustapposto equilibrio tra sorriso e “lagrima” che Donizetti realizza (complice il bel libretto di Felice Romani) e che fa dell’Elisir d’amore un’opera buffa innalzata a opera semiseria romantica, Francesco Lanzillotta lo ha reso con una conduzione che aveva i suoi punti di forza nel dispiego accuratissimo delle ricchezze timbriche e armoniche dell’orchestra, nella grande varietà delle dinamiche e dei tempi e nell’eloquente evidenza data alla melodia, che in questa partitura sovrabbonda.

Francesco Lanzillotta
Francesco Lanzillotta

È nella concertazione che Francesco Lanzillotta ha avuto poi modo di brillare ancor più. È nella giusta attenzione data alle singole voci, equilibratamente sostenute dall’orchestra, che ben si fondevano tra loro pur rimanendo distinguibili nette e chiare, che Francesco Lanzillotta ha dato peso emotivo e spessore psicologico ai momenti clou dell’opera e anche a quelli che solitamente e solo apparentemente paiono secondari.
Al direttore d’orchestra “romano” – al debutto nel Teatro della sua città – infine non va taciuto il merito di aver proposto la partitura dell’Elisir d’amore in edizione praticamente integrale (se si eccettua la mancata ripresa della cabaletta “Il mio rigor dimentica”) con la riapertura dei tagli cosiddetti di tradizione: dei “da capo”, dei ritornelli o di intere battute che un tempo si ritenevano “di troppo”, con il risultato che finalmente L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti è apparso per ciò che é: un perfetto melodramma giocoso ottocentesco, che non sarebbe più tale qualora si alterassero le sue proprietà formali e musicali di unità e armonia. 

John Osborn impersonava Nemorino. Il tenore americano, che spazia dal “belcanto” al “grand-opéra” passando per l’opera italiana, non ha una voce di timbro particolarmente seducente, ma canta bene, anzi benissimo. Ha un perfetto controllo dell’emissione, smorza e rinforza il suono a tutte le altezze ed esibisce un fraseggio sempre variegato e cangiante. Il Nemorino di John Osborn non è il “tradizionale” giovane simpatico, ma sempliciotto e pure un po’ “scimunito” (crede ai poteri d’un filtro d’amore?!) quanto un innamorato autentico e sincero, che pur di avere Adina è disposto a tutto (e il ricorso all’elisir di Dulcamara ne è la riprova). John Osborn ha espresso con un canto rifinito e molto ben modulato la toccante umanità di un vero “eroe” romantico. In “Una furtiva lagrima” (bissato a furor di popolo) ma ancor più in “Adina, credimi”, eseguiti con un abbandono e una struggente esaltazione che raramente è dato ascoltare in teatro, ha detto evidenza alla forza e alla grandezza che competono all’amore, ma anche alla pena e al turbamento che si provano quando esso viene a mancare.

Teatro dell’Opera di Roma – Gaetano Donizetti: L’elisir d’amore
John Osborn (Nemorino) – (fotografia Fabrizio Sansoni)

Nella rappresentazione del 14 gennaio i panni di Nemorino sono stati indossati da Juan Francisco Gatell. Ha voce di timbro chiaro e limpido, che tuttavia in basso sembra avere poco corpo. Canta con proprietà stilista e ottima dizione, sfumando e variando con pertinenza, ma il suono non sempre sembra sostenuto a dovere: la voce nel centro-grave a volte “scompare” e taluni acuti non sono ben proiettati. Gatell tuttavia ha tratteggiato un personaggio più tradizionale rispetto a quello realizzato da Osborn: espansivo e simpatico ma meno malinconico. “Una furtiva lagrima” l’ha cantata bene e anche con affettuosa e sentita partecipazione e il pubblico, che non è stato beneficiato del bis nonostante le insistenti richieste, l’ha premiato con un lungo caldo applauso.

Juan Francisco Gatell
Ruth Iniesta

Aleksandra Kurzak e Ruth Iniesta hanno indossato i panni di Adina con vivacità, spigliatezza e naturalezza, sapendo rendere con un certo garbo anche la psicologia meno sbarazzina di un personaggio che in fondo è di “mezzo carattere”: diverte e al tempo stesso commuove. Il ruolo di Adina è stato appannaggio in precedenza e in prevalenza di soprani cosiddetti “leggeri”, capaci di un canto agile e aggraziato ma dotati di voci esili, piccole di volume e di timbro alquanto “sbiancato”. Al contrario, le due Adine “romane” hanno esibito voci piene e corpose e di timbro più scuro, anche se per Ruth Iniesta quest’ultimo è parso più chiaro e brillante. Così come il suo canto: facile, spontaneo, charmant, elegante (raffinate e in stile le variazioni) e pure sicuro e impavido: ha chiuso “Il mio rigor dimentica” addirittura con un “fa” sovracuto. Aleksandra Kurzak, che ha voce ampia che corre, come si dice in gergo, canta lo stesso con facilità e agilità e con sincera espressione, tuttavia a volte il suono appare compresso tra naso e gola e qualche nota di passaggio risulta un po’ fissa e “schiacciata”. 

Teatro dell’Opera di Roma – Gaetano Donizetti: L’elisir d’amore
Aleksandra Kurzak (Adina) – (fotografia Fabrizio Sansoni)

Le intenzioni di Alessio Arduini, affidate a una consistente voce di baritono e a un canto energico, erano probabilmente di presentare un Belcore a tutto tondo: maschio, virile e gran seduttore. Un’interpretazioni che ha prodotto sonorità corpose e robuste, ma anche suoni aperti e scuriti (a volte erano pure calanti d’intonazione) per i quali si è sentita la mancanza di una certa qual morbida rifinitura, che di contro avrebbe comportato un’espressività più suadente.

Teatro dell’Opera di Roma – Gaetano Donizetti: L’elisir d’amore
Alessio Arduini (Belcore) – (fotografia Fabrizio Sansoni)


L’altro Belcore lo ha cantato Vittorio Prato, che possiede una voce meno scura del collega però più luminosa e ricca di armonici. Il canto non era pesante ma morbido, il fraseggio si è mostrato mutevole e con belle nuance e l’accento era nobile e faceto al tempo stesso. La vocalizzazione era precisa e ben definita. Un paio di acuti nell’aria di ingresso risultavano un po’ velati, ma poi, trovato il giusto punto di risonanza, diventavano brillanti. Il personaggio, così come lo ha interpretato Vittorio Prato, si è palesato accattivante e simpaticamente smargiasso.

Vittorio Prato
Davide Giangregorio

Le voci di Simone Del Savio e di Davide Giangregorio (i Dulcamara della prima recita e della replica) non sono di basso-profondo piuttosto di basso-buffo. Sono voci gravi ma di timbro alquanto chiaro, possiamo dirle “leggere”: cioè voci morbide, duttili e agili, capaci di una dizione chiara, di un buon fraseggio, di un’appropriata vocalizzazione e di un “sillabato” sciolto. Semmai per Del Savio in alcuni passi la voce si è rivelata troppo chiara e qualche sporadica “sporcatura” s’è avvertita nel canto e nella voce di Giangregorio. Per il resto (e non è poco) hanno cantato bene e con misura il ruolo di Dulcamara. Una parte da imbonitore un po’ guascone ma anche simpatico ”compagnone” (vedi la «barcaruola a due voci» intonata con Adina all’avvio del secondo atto) che per vendere il suo fasullo elisir deve essere efficacemente credibile e simpaticamente convincente: per questo ricorre a un linguaggio da farsa un po’ buffonesco e un po’ sussiegoso, che però non deve essere sguaiato né volgare. Per fedeltà e aderenza stilistica al personaggio, è necessario quindi far piazza pulita di quelle smorfie e caricature, di quei versi e versacci, di quei cachinni e caccole varie, imposti agli accenti e ai versi più ammiccanti del libretto da una certa tradizione vetusta e di dubbio gusto, interessata soltanto al lato comico del personaggio. E questo hanno fatto i bassi-buffi Simone Del Savio e Davide Giangregorio, complice sicuramente il direttore Lanzillotta, cui sono bastati un piccolo sottinteso in più o anche una parola lievemente rimarcata a rendere il fraseggio vivace e il canto sapido e a dar vita al «gran medico, dottore enciclopedico chiamato Dulcamara», così come lo tratteggiano le parole di Felice Romani e la musica di Gaetano Donizetti.

Teatro dell’Opera di Roma – Gaetano Donizetti: L’elisir d’amore
Giulia Mazzola (Giannetta) – Simone Del Savio (Dulcamara)
(fotografia Fabrizio Sansoni)

Giannetta infine è stata interpretata da Giulia Mazzola. Un soprano dotato di una bella voce, penetrante e squillante, di una buona tecnica e di una indubbia musicalità. Il canto è così risultato agevole e sicuro e l’interpretazione cordiale e divertente. Il ruolo della villanella amica di Adina non è di secondaria importanza. La parte non è necessaria soltanto all’equilibrio degli “insieme”, ma è concepita anche per brillare di luce propria, quasi fosse una deuteragonista. Lo dimostra appieno il concertato “Sarà possibile?”, allorché Giannetta bonariamente spettegola con le ragazze del villaggio e tutte s’interessano a Nemorino, diventato improvvisamente erede di un ricco lascito di uno zio morto e quindi buon partito. Una pagina sostanziale per lo sviluppo della vicenda, tanto più che la musica profusa è molto piacevole, resa ancor più fascinosa e di primo piano dall’attentissima concertazione di Francesco Lanzillotta.

Teatro dell’Opera di Roma – Gaetano Donizetti: L’elisir d’amore
John Osborn (Nemorino) – Aleksandra Kurzak (Adina)
(fotografia Fabrizio Sansoni)

Lo spettacolo di Ruggero Cappuccio, già visto a Roma nel febbraio 2011 e nel maggio 2014, torna dopo nove anni, destando molte perplessità ancora oggi. Ruggero Cappuccio ha riempito la scena unica, raffigurante uno stilizzato paesello tutto bianco, con pochi elementi ma con tanti mimi saltimbanchi e giocolieri, tutti intenti a correre, a saltare, a ballare e a lasciarsi andare a frizzi e a lazzi e a gag risapute: come il costringere a ridicole movenze da ballerino il vanesio Belcore, mentre canta “Come Paride vezzoso”, per evidenziarne la stupida mascolinità. O anche a superflue sottolineature: come l’acrobata che volteggia sul fondo del palcoscenico mentre Nemorino canta “Una furtiva lagrima”, per dire che è un momento magico e sognante, che porta chi ascolta ad abbandonarsi alla volute della poesia e dell’emozione. Con molta probabilità Cappuccio ha forti dubbi sull’efficacia comunicativa del libretto di Felice Romani e della musica di Gaetano Donizetti. Ne sono ben chiare la bellezza e l’ispirazione, il significato del testo e il valore del sottotesto. Non c’è bisogno di alcuna ripetizione o spiegazione. Nel farlo si corre il rischio di diventare pleonastici e irritanti. È per questo forse che alla prima rappresentazione di questo Elisir d’amore “romano”, all’apparire alla ribalta di Ruggero Cappuccio e dei suoi collaboratori è piovuto dal loggione un buon numero di fischi e di buu. Tantissimi e calorosissimi applausi invece (anche alla replica del 14 gennaio 2023) per Lanzillotta, per gli interpreti tutti e per il Coro (con il suo bravo maestro Ciro Visco) e l’Orchestra del Teatro dell’Opera al loro meglio.

3 pensieri riguardo ““L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti all’Opera di Roma

  1. C’ero anch’io e posso dire che i due punti di forza sono stati la direzione di Lanzillotta, già apprezzato in un’ottima AIDA a Macerata, e John Osborn che effettivamente si è confermato un cantante di grande classe,stile e musicalità: il trionfo dello spirito sulla materia, ciò che molti spettatori cosiddetti nostalgici non riescono ad accettare. Peccato per la mancata ripresa de “il mio rigor dimentica” che avrebbe dovuto essere eseguita con sia pur minime variazioni.

    1. Sì Claudio Tracchia, peccato per la mancata ripresa di “Il mio rigor dimentica”. Eseguita così la cabaletta sembra monca; si avverte un senso di incompletezza. C’è qualcosa che non va. Soprattutto in un’esecuzione come quella “romana”, con la riapertura di tutti i “tagli” di tradizione. E poi di non minore importanza, c’è che l’eliminazione dei “da capo” non soltanto priva il cantante della possibilità di fare sfoggio di bravura (con eventuali variazioni ardite e spettacolari), ma cosa più importante di “variare” l’interpretazione, di approfondirla, di aggiungere – scegliendo opportunamente ed eseguendo a dovere queste “diminuzioni” – qualcosa in più alla “ispirazione” del compositore o anche di rivelare quel qualcosa di “infinitamente piccolo” celato nella musica, di cui parlava Stendhal. Ruth Iniesta (la Adina del cast alternativo) lo ha fatto in qualche occasione in questo “Elisir d’amore” a Roma. Con buoni risultati. Mariella Devia nell’incisione completa dell’opera diretta da Marcello Viotti (con Alagna, Spagnoli, Praticò e Provvisionato) offre un esempio perfetto di come andrebbe eseguito “Il mio rigor dimentica”. Stilisticamente e musicalmente. Ascoltala.

      1. Grazie Paolo, lo farò. Ho anche una registrazione dal vivo con la Devia in un teatro emiliano ma non ricordo se esegue due volte la cabaletta. Probabilmente, data l’epoca, no ma controllerò.

Rispondi

Scopri di più da La voce di Paolo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere