Giusto, ciel!… Beverly Sills!

Il 25 maggio 2022 Beverly Sills avrebbe compiuto novantatré anni. Me lo ha ricordato un lettore del blog alcuni giorni fa, inviandomi due fotografie della celebre cantante. Un lettore che della Sills è chiaramente un fan appassionato. Ma devo dire: non lui soltanto.

Beverly Sills
Beverly Sills

Ricordo che nel 2002 uno dei miei primi programmi realizzati per Radio Vaticana fu “Grandi voci d‘oltre oceano”: una panoramica antologica sulle voci della lirica più celebri dell’America del Nord. Una puntata (in totale furono una trentina) la dedicai tutta a Beverly Sills. Torno a ricordarla con questo post, che è la trascrizione di quella trasmissione radiofonica di vent’anni fa, riveduta e corretta nelle note biografiche con nuove informazioni ma non nelle considerazioni critico-musicali. Sono le stesse di allora, che oggi confermo se non addirittura arricchisco, dopo anni di musica ascoltata in disco e in teatro e di studio appassionato dell’opera lirica e delle voci che la celebrano.

Dunque Beverly Sills.
Il suo vero nome era Belle Miriam Silverman, conosciuta tra amici e parenti come “Bubbles” Silverman.
Nacque a Brooklyn il 25 maggio 1929. Era figlia di immigrati ebrei ucraini, provenienti da Odessa. Iniziò da giovanissima a cantare e a partecipare a programmi radiofonici e show televisivi e anche a film.
Studiò con Estelle Liebling, un’eccellente insegnante di canto che ebbe tra i suoi allievi più noti Amelita Galli-Curci, Maria Jeritza, Max Lorenz e Titta Ruffo. 

Estelle Liebling (1880 – 1970)

Nel 1945 Beverly Sills con la compagnia itinerante di operette “Gilbert & Sullivan” si esibì in molti palcoscenici degli Stati Uniti e del Canada. Continuò a farlo negli anni successivi ma con altri complessi artistici. Fu con la Philadelphia Civic Grand Opera Company che debuttò ufficialmente nel mondo dell’opera a Philadelphia il 14 febbraio 1951: interpretò la gitana Frasquita nella Carmen di Bizet. I debutti si susseguirono: sempre nel 1951 fu la volta della Traviata di Verdi, nel 1953 di Manon di Massenet (che studiò con Rosa Ponselle) di Carmen di Bizet (nella parte di Micaela) di Mefistofele di Boito (Elena) e di Don Giovanni di Mozart (Donna Elvira). Nel 1954 Beverly Sills fu la protagonista di Aida, un’opera di Verdi estranea a quello che sarebbe poi stato l’abituale repertorio; un’esperienza che ripetè con Carmen (1956) e con Tosca (1957) entrambe cantate in inglese. Nel 1955 apparve per la prima volta alla New York City Opera (che tanta rilevanza in futuro ebbe nella sua carriera) interpretando Rosalinde in Die Fledermaus di Johann Strauss; ci tornò nel 1958 quale protagonista di The Ballad of Baby Doe, l’ultima fatica del compositore Douglas Moore entrata poi stabilmente nel repertorio operistico americano.

Beverly Sills in Manon
fotografia San Francisco Opera
Beverly Sills in The Ballad of Baby Doe
collezione Charles Mintzer

Il 17 novembre 1956 Beverly Sills sposò il giornalista Peter Greenough. Ebbe due figli. Erano affetti da seri problemi psico-fisici e per stare accanto a loro, per prendersene cura al meglio, limitò le sue esibizioni pubbliche. Riuscì tuttavia a far parlare di sé ancora con Manon di Massenet nel 1962, come Regina della notte in Die Zauberflöte di Mozart nel 1964 e come Cleopatra nel Giulio Cesare di Händel alla New York City Opera nel 1966: ruolo che fece esplodere la notorietà di Beverly Sills a livello internazionale. Abbagliò e sedusse gli ascoltatori con un virtuosismo spettacolare ed elettrizzante, che esplodeva in agilità d’ogni tipo: trilli, acciaccature, scale velocissime, volate e roulade, ma li conquistò pure con gli assottigliamenti della voce e con il fraseggio ricco di colori e di sfumature, arrivando a delineare nel complesso una Cleopatra molto femminile e languida, che nei momenti di abbandono mostrava anche un’insolita e toccante vena di fragilità e di malinconia.

Il 1969 fu l’anno di due importanti prese di ruolo, che ancor più accrebbero la fama di Beverly Sills quale eccezionale virtuosa e sensibile interprete.
Nel mese di gennaio alla Carnegie Hall di Boston interpretò Zerbinetta nell’Ariadne auf Naxos di Strauss. L’opera fu data in forma di concerto e nella “prima” versione del 1912 e Beverly Sills affrontò l’aria “Großmächtige Prinzessin” in una tessitura acutissima eseguendo passi acrobatici arditissimi e di lunghezza smisurata. La “seconda” versione di Ariadne auf Naxos che Strauss realizzò nel 1916 – tra l’altro con l’aria semplificata e abbassata d’un tono, dal mi al re – Beverly Sills non la cantò mai.
Ad aprile 1969 ci fu il debutto alla Scala di Milano con L’assedio di Corinto di Rossini. Beverly Sills interpretava Pamira, con lei c’erano come direttore d’orchestra e maestro concertatore il mai dimenticato Thomas Schippers e come partner, oltre alla grande rossiniana Marilyn Horne, il basso Justino Diaz e il tenore Franco Bonisolli.
Beverly Sills delineò una Pamira elegiaca e patetica, di forte carica emotiva, che raggiunse i vertici del sublime nell’aria “Giusto ciel! In tal periglio” con un canto a fior di labbra e dai chiaroscuri quasi impalpabili, con trilli a mezza voce e acuti presi in pianissimo. Il pubblico andò letteralmente in visibilio, come ben documenta la ripresa live di quel debutto, consegnata al disco. 

Dopo L’assedio di Corinto Beverly Sills tornò alla Scala nel 1970 con Lucia di Lammermoor di Donizetti, poi seguirono due edizioni della Traviata di Verdi: al San Carlo di Napoli (1970) e alla Fenice di Venezia (1972), in entrambe Alfredo fu interpretato da Alfredo Kraus. Furono le uniche apparizioni in Italia del soprano americano.
Sebbene la carriera rimase in prevalenza confinata in America, in special modo alla New York City Opera, Beverly Sills si esibì anche al Covent Garden di Londra, alla Staatsoper di Vienna, al Théâtre de Beaulieu di Losanna, alla Salle Pleyel di Parigi e nell’America del Sud nei teatri d’opera di Buenos Aires, di Santiago, di Lima e di Città del Messico. 

Beverly Sills e Justino Diaz nell’Assedio di Corinto al Metropolitan di New York.

Nel 1975, dopo anni di ostruzionismo del sovrintendente Rudolf Bing, Beverly Sills debuttò finalmente al Teatro Metropolitan di New York con quel’Assedio di Corinto che tanto successo le aveva arriso; fu omaggiata da una lunga ovazione appena entrò in scena e di un’altra alla fine dell’opera durata diciotto minuti. Il cast era lo stesso delle recite scaligere, ad eccezione di Shirley Verrett che sostituiva Marilyn Horne (creando un Neocle ineccepibile per la vocalità e sorprendente per lo stile e per il fraseggio aristocratico e nobile) e Harry Theyard al posto di Franco Bonisolli.
Le opere successive furono La Traviata, Thaïs di Massenet e Lucia di Lammermoor e Don Pasquale di Donizetti. Ma fu l’inizio della fine. Negli ultimi giorni di ottobre 1974 Beverly Sills cantò I puritani di Bellini alla New York City Opera e pochi giorni dopo si sottopose a un intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore. A neanche un mese di distanza, per mantenere fede all’impegno preso con l’Opera di San Francisco, cantò per cinque recite La figlia del reggimento di Donizetti. Il non osservare un adeguato periodo di riposo e lo stress conseguente al surplus lavorativo, furono molto probabilmente le cause del declino vocale di Beverly Sills. In poco tempo la voce s’indurì, gli armonici e il gioco delle dinamiche si ridussero e cominciarono ad apparire suoni oscillanti e calanti d’intonazione. E il ritiro dalle scene giunse inevitabile, ad appena cinque anni dall’eccellente Assedio di Corinto newyorkese.

Continuò a cantare alla New York City Opera, dove fu presenza costante fin dal 1955, con nuovi debutti: Lucrezia Borgia di Donizetti, Louise di Gustave Charpentier, Il turco in Italia di Rossini e La Loca composta da Giancarlo Menotti espressamente per lei, per festeggiare i suoi cinquant’anni. L’ultima opera che quel palcoscenico vide Beverly Sills protagonista fu Die Fledermaus di Johann Strauss cantato in inglese; interpretava il ruolo di Adele accanto a Joan Sutherland che era Rosalinde, dirigeva Richard Bonynge.

Beverly Sills e Joan Sutherland in Die Fledermaus

L’effettivo addio alle scene avvenne sempre alla New York City Opera il 27 ottobre 1979, con una rappresentazione del secondo atto del Fledermaus di Johann Strauss diretto da Julius Rudel; Beverly Sills vi interpretava Rosalinde (come nel 1955), Alan Titus era il conte Eisenstein suo marito, Gianna Rolandi era la cameriera Adele e Kitty Carlisle vestiva i panni del principe Orlovsky. Nella festa di gala che si svolge nel palazzo del nobiluomo, Beverly Sills si esibì in duetto con l’attrice Carol Burnet e al termine intonò un canzone popolare portoghese: era il primo pezzo che aveva imparato da bambina con Estelle Liebling. Al Gala del principe Orlovsky parteciparono come invitati d’onore anche cantanti celebri – tra i tanti Leontyne Price, Sherrill Milnes, Renata Scotto, Eileen Farrell e Placido Domingo – tutti giunti a salutare e a omaggiare la grande collega che smetteva di cantare. 

The New York Times: Addio alle scene di Beverly Sills
Beverly Sills

Ma Beverly Sills non cessò mai di occuparsi di opera lirica. Dalla stagione autunnale del 1979 diventò direttrice artistica della New York City Opera: incarico che mantenne per dieci anni fino al 1989, contribuendo a trasformare quella che allora era una compagnia d’opera in difficoltà finanziarie in un’impresa redditizia. Finito questo mandato, rimase ancora nel consiglio di amministrazione della New York City Opera fino al 1991. Nel 1994 fu eletta presidente del Lincoln Center di New York, carica che lasciò nel 2002 per ricoprire quella di presidente del Metropolitan (che del Lincoln Center fa parte insieme alla New York City Opera e alla Juilliard School).

Beverly Sills al Lincoln Center
fotografia NBCU Photo Bank

Abbandonò la presidenza del MET nel 2005, per dedicarsi alla famiglia, in particolare al marito malato che morì il 6 settembre 2006; undici giorni dopo i due coniugi avrebbe festeggiato cinquant’anni di matrimonio.
Il 28 giugno 2007 la CNN diede la notizia che Beverly Sills era ricoverava in ospedale per una grave malattia. Il 2 luglio 2007, all’età di settantotto anni Beverly Sills morì. Fu sepolta nel cimitero di Kensico, nella contea di Westchester dello Stato di New York.

Beverly Sills conn il marito Peter Greenough al Plaza Hotel di New York

La voce di Beverly Sills non era di timbro particolarmente prezioso, asprigna al centro e vuota in basso, ma aveva una notevolissima estensione (di tre ottave dal fa3 al fa6) e un registro acuto penetrante. Nonostante il volume piuttosto ridotto era una voce che in teatro correva, come si dice in gergo: si sentiva ovunque, fino all’ultima fila di galleria. Beverly Sills possedeva una tecnica di fonazione ineccepibile che le consentiva un legato perfetto, un fraseggio vario, fantasioso e ricco di colori e di sfumature, ma ancor più la tecnica portentosa le consentiva l’esecuzione di un canto di agilità fantasmagorico, spericolato e affascinante, fortemente espressivo e stilisticamente pertinente, sebbene qualche volta prendesse il sopravvento il gusto un po’ americano di stupire e di eccedere con troppa “generosità”. Con questa tecnica e l’intelligenza musicale che la contraddistingueva, Beverly Sills ebbe modo di costruirsi un repertorio assai vasto: una sessantina di titoli in totale. Di Händel oltre al Giulio Cesare cantò Ariodante e Semele e il repertorio mozartiano lo arricchì con Der Schauspieldirektor, Die Entführung aus dem Serail e Le nozze di Figaro e di Verdi oltre a Violetta che interpretò a lungo, fu anche Gilda del Rigoletto, ma soltanto all’inizio e alla fine della carriera. Interpretò la sensuale e misteriosa regina Shemakha nel Gallo d’oro di Rimsky-Korsakov, i tre ruoli femminili in Les contes d’Hoffmann di Offenbach (impresa assai impegnativa) e svettò come soprano d’agilità e con la solita bravura cantando la reine Marguerite in Les Huguenots di Meyerbeer e Filine in Mignon di Thomas.

Beverly Sills in Lucia di Lammermoor
Beverly Sills
Beverly Sills in Norma

Delle opere di Vincenzo Bellini fu Giulietta in I Capuleti e i Montecchi, Elvira nei Puritani e la protagonista di Norma, un ruolo non propriamente adatto alla sua voce, ma che Beverly Sills rese credibile grazie all’accento e al fraseggio della grande interprete. Ma soprattutto brillò nel teatro di Donizetti. È stata un’allucinata e commovente Lucia di Lammermoor, una divertente Figlia del reggimento. È stata una delle poche soprano in grado di affrontare l’intero ciclo delle regine inglesi: Anna Bolena (regale e tragica), Maria Stuarda (patetica e mesta) ed Elisabetta nel Roberto Devereux, producendosi con molta probabilità nella caratterizzazione più sensazionale e convincente della sua carriera: la regina sdegnata e l’infelice donna innamorata insieme, che si esprimeva con un canto a tratti rovente, tagliente e calibrassimo, fatto di veementi scatti verso l’acuto come di lancinanti pianissimi.

Questo disse Beverly Sills di sé stessa e di quest’ultimo titolo donizettiano: «Non c’è dubbio, ho sforzato la mia voce. Roberto Devereux ha accorciato la mia carriera di tre o quattro anni e lo sapevo quando scelsi quella parte, ma tornerei ancora indietro per rivivere quegli anni eccitanti [ndr. una quarantina di recite dall’ottobre 1970 al luglio 1975]. Non era stata fatta per me, ma la regina Elisabetta l’ho creata io stessa. E alla prima del Roberto Devereux, dopo il secondo atto, il pubblico si alzò in piedi, quando uscii per ricevere i saluti. Ero abituata a questo dopo la rappresentazione, ma non in mezzo a una rappresentazione».

Beverly Sills nel Regno Unito (9 gennaio 1970)

A ben guardare la vera grande carriera di Beverly Sills iniziò tardi, più o meno alla fine degli anni ’60, e durò poco più che una decina d’anni. Ma in questo periodo realizzò grandi cose, difficili da dimenticare, come lei stessa dichiaro: «Preferisco avere dieci anni eccitanti sulla scena piuttosto che venti poco stimolanti». E un capitolo travolgente e inebriante della storia del teatro d’opera moderno Beverly Sills lo ha scritto. Senza ombra di dubbio.

2 pensieri riguardo “Giusto, ciel!… Beverly Sills!”

  1. Un giusto omaggio ad una grandissima interprete, qualche volta di gusto eccessivamente americano(vedi anche alcuni ricorsi al parlato nel finale del DEVEREUX) ma che ha costituito nel ruolo un indubitabile punto di riferimento.E adesso aspettiamo altri articoli per ricordare altri cantanti, magari meno noti e sponsorizzati, come lei che raramente ha varcato l’oceano.

  2. Non posso che felicitarmi e come sempre per questo puntuale e sentito profilo di questa eccelsa diva del secolo scorso. Forse avrei ricordato le sue strabilianti riuscite in ambito liederistico (Les chants à Ophélie per es.), ma è significativo come il profilo si concluda con una minuziosa e appassionata descrizione di Sills come Elisabetta in Roberto Deveraux. Opéra assoluta e ruolo micidiale. Ella lo difese inaspettatamente da virtuosa quale era. Invece di sopracuti fuori luogo per questo ruolo si sottomise alla prova più impegnativa per un tipo di voce come la sua. Rinunciare ai ‘ghirigori vocali’ restando tesa ad offrire il ‘vocabolario del ruolo’. ‘Tu perversa, tu soltanto’ resta per me nella storia del canto. All’opera si va per ascoltare teatro e attori in musica, non carillons

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