C’era una volta… il 7 maggio!

Questo articolo, un “gioco” fatto di riflessioni, di rimandi e di connessioni intorno al 7 maggio, prende l’avvio in realtà da una data antecedente: il 29 ottobre 1787. In quel giorno, in quel di Praga, per l’esattezza al Nationaltheater ebbe la sua prima assoluta Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart.

Protagonista fu il pesarese Luigi Bassi, un basso-baritono di 22 anni, idolo del pubblico femminile, lodato per la doti vocali ma anche per quelle sceniche. Beniamina dei praghesi era pure il soprano Caterina Bondini che interpretava Zerlina, e una diva era Teresa Saporiti che indossava gli abiti di Donna Anna: un soprano di bella presenza che ebbe una carriera di successo e lunga (morirà a 106 anni). Cantanti di fama erano il tenore Antonio Baglioni (Don Ottavio) e il basso-comico Felice Ponziani (Leporello). La compagnia, piccola e priva di elementi eccezionali ma di sicura resa, si completava con il soprano Caterina Micelli che fu Donna Elvira e il basso Giuseppe Lolli che interpretò i ruoli sia di Masetto sia del Commendatore. 

Don Giovanni andò in scena «col successo più clamoroso», come ebbe modo di scrivere Mozart all’amico viennese Gottfried von Jaquin sei giorni dopo la prima. E sette mesi dopo, il 7 maggio 1788 – eccola finalmente la nostra data – debuttò al Burgtheater di Vienna ma con la delusione di uno scarso successo. Eppure tutto era stato fatto con cura, così come riporta il librettista Lorenzo Da Ponte: «Vi si fecero delle aggiunte, vi si cangiarono delle arie, si espose di nuovo sulle scene, e il Don Giovanni non piacque! E che ne disse l’Imperatore? – L’opera è divina: è forse più bella del Figaro, ma non è cibo per i denti de’ miei viennesi». 

Wolfgang Amadeus Mozart
Lorenzo Da Ponte

Il primo cambiamento riguardò il finale dell’opera con tanto di morale: per i malvagi “dissoluti” come Don Giovanni alla resa dei conti c’è solo la punizione dell’inferno e della dannazione eterna. Tutto sommato un concertato convenzionale da opera buffa, che Mozart acconsentì di omettere almeno per le recite viennesi, perché poco gradito ai sudditi di Giuseppe II tutti compunti del dramma. Il secondo cambiamento riguardò la scena successiva allo smascheramento di Leoporello travestito da Don Giovanni, che ha luogo nel secondo atto prima della scena della derisione della statua del Commendatore. Furono riscritti i recitativi e l’aria di Leporello “Ah pietà” e furono introdotti due pezzi nuovi: il duetto tra Zerlina e Leporello “Per queste tue manine” e la grande scena di Donna Elvira “In quali accessi… Mi tradì quell’alma ingrata”.

Fu invece eliminata l’aria di Don Ottavio “Il mio tesoro intanto” e sostituita da “Dalla sua pace”, scritta ex-novo per il tenore Francesco Morella e posta al primo atto, subito dopo il drammatico assolo in cui Donna Anna confessa a uno sgomento “fidanzato” l’oltraggio della tentata violenza da parte di Don Giovanni. Per Charles Osborne l’eliminazione di “Il mio tesoro” è conseguenza dell’essere un’aria troppo difficile da cantare per il tenore Morella. Ma “Dalla sua pace” che la sostituisce non è meno impegnativa: richiede un interprete davvero bravo e ispirato, come probabilmente doveva essere Francesco Morella, in grado di cantare con somma dolcezza e toccante accento malinconico. Inoltre è una pagina che musicalmente parlando è davvero bella e legittima senza ombra di dubbio la sua composizione ex-novo. Probabilmente “Il mio tesoro intanto” fu tolta per ragioni di tenuta drammatica: lasciarla dopo “Per queste tue manine” e prima di “Mi tradì quell’alma ingrata” avrebbe alterato quell’equilibrio tra recitativi, arie e insieme che Mozart nel Don Giovanni viennese ricercò e raggiunse al meglio. Tali variazioni furono introdotte anche perché Mozart aveva a disposizione cantanti di tutto rispetto, che avrebbero brillato sicuramente come esecutori ma ancor più avrebbero reso bella la musica del suo Don Giovanni, già straordinaria di per sé.
Oggi la versione del Don Giovanni di Vienna si esegue raramente, le si preferisce quella di Praga che si esegue integralmente ma con l’aggiunta di “Dalla sua pace” e di “In quali eccessi… Mi tradì quell’alma ingrata”.

Mozart a Vienna, suona il Don Giovanni per la prima volta a un gruppo di nobili e di artisti.

La prima interprete di Donna Elvira a Praga fu come ricordato Caterina Micelli, impegnata in un ruolo drammatico che risolse con le riconosciute doti di attrice più che di cantante, versata com’era per ruoli da opera semiseria. Caterina Cavalieri che a Vienna sostituì la Micelli era invece la tipica “primadonna” da opera seria; probabilmente era quel genere di soprano per il quale in epoca moderna è stato coniato il termine “soprano drammatico di agilità”. Non a caso Caterina Cavalieri fu la prima interprete di Constanze nel Ratto dal Serraglio: appunto un ruolo drammatico che s’inerpica sulle vette del pentagramma ed è costellato di agilità tra le più disparate e impervie. Così a titolo di cronaca mi piace ricordare che Constanze fu l’unico ruolo mozartiano che Maria Callas (per la quale si parlò per la prima volta nella storia dell’opera di “soprano drammatico di agilità”) cantò all’iniziò di carriera alla Scala di Milano per quattro recite nell’aprile 1952.

Silhouette Luisa Laschi-Mombelli
Aloysia Weber

A Vienna Zerlina fu interpreta da Luisa Laschi-Mombelli. Era stata scelta per cantare Donna Anna, un ruolo decisamente impegnativo, ma vi dovette rinunciare perché era incinta di sette mesi. La sostituì Aloysia Weber, primo amore di Mozart e divenuta successivamente la cognata avendone il compositore sposato la sorella Costanze. Per Aloysia Wolfgang scrisse molte arie da concerto estremamente elaborate e difficili e il ruolo di Madame Herz nel “singspiel” L’impresario teatrale, rappresentata nell’Orangerie del palazzo di Schönbrunn nel febbraio 1786 e dove cantava nel ruolo di Mademoiselle Silberklang anche Caterina Cavalieri. Due “soprani drammatici di agilità” in una stessa opera! C’è da dire ancora che Luisa Laschi fu la prima moglie di Domenico Mombelli, il capo di una illustre famiglia di cantanti e di musicisti per la quale nel 1806 un non ancora quindicenne Gioachino Rossini compose Demetrio e Polibio, il titolo di esordio come operista. Luisa Laschi fu anche la prima Contessa d’Almaviva nelle Nozze di Figaro di Mozart, che andarono in scena come il Don Giovanni “rivisitato” al Burgtheater di Vienna ma con due anni di anticipo: il 1° maggio 1786.
Il servitore di Don Giovanni Leporello a Vienna fu interpretato da Francesco Benucci, che fu anche il primo Figaro nelle citate Nozze del 1786, come sarà il primo Guglielmo in Così fan tutte nel 1790. Insomma un baritono mozartiano d.o.c. 

Anche se non ebbe dei pezzi per lui espressamente composti, fu cantante mozartiano di rilievo pure Francesco Bussani, che nel Don Giovanni sostenne il doppio ruolo di Masetto e del Commendatore, come già fece Giuseppe Lolli a Praga; senza dimenticare che nelle Nozze di Figaro Bussani aveva già interpretato Don Bartolo e il contadino Antonio, mentre in Così fan tutte sarà per la prima volta Don Alfonso.
Francesco Bussani sposò il 20 marzo 1786 Dorothea Sardi, un soprano austriaco specializzato in opere buffe, che guarda caso fu il primo Cherubino nelle Nozze di Figaro, come sarà poi la prima Despina in Così fan tutte. Il 7 febbraio 1792 parteciperà alla prima assoluta del Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa interpretando il ruolo di Fidalma; a quella première il conte Robinson sarà interpretato da Francesco Benucci, con il quale Dorothea Sardi-Bussani aveva cantato nelle Nozze di Figaro di sei anni prima.
A me stesso prima che ad altri, rammento che Il matrimonio segreto di Cimarosa è quell’opera che venne replicata per intero la sera della prima assoluta, e dopo un pranzo “ristoratore” offerto ai cantanti, tanto era piaciuta alla corte dell’imperatore Leopoldo II, da due anni succeduto al fratello Giuseppe II. 
C’è da dire infine qualcosa anche su Francesco Albertarelli. Era un membro della compagnia dell’opera buffa a Vienna quando interpretò il protagonista del Don Giovanni. In quella stessa stagione cantò in Le gelosie fortunate di Pasquale Anfossi ed eseguì “Una bacio di mano”, un’arietta alternativa composta da Mozart espressamente per lui e interpretò pure Brunetto alla prima assoluta dell’Ape musicale, un pastiche realizzato da Lorenzo Da Ponte con musiche di autori varii. Vi partecipò come Donna Farinella anche Luisa Laschi-Mombelli. La carriera di Francesco Albertarelli si svolse prevalentemente in Italia, soprattutto a Roma.

Partitura di Don Giovanni (Wolfgang Amadeus Mozart)

Che strane coincidenze e strane connessioni intercorrono tra il Don Giovanni, Le nozze di Figaro e i vari cantanti che trasmigrano da un’opera all’altra e pure in altri titoli e non soltanto di Mozart! A queste stravaganze antiche si aggiungono altre bizzarrie del destino ma di epoca moderna. Che adesso vado a “rivelare”. Riguardano due cantanti svedesi: il soprano Elisabeth Söderström che nasce nella capitale Stockholm il 7 maggio 1927 e il baritono Ingvar Wixell che nasce sempre il 7 maggio ma del 1931 a Luleå, capoluogo della provincia settentrionale di Norrbotten. Muoiono come è stato per la nascita, a pochi anni di distanza l’uno dall’altra ed entrambi ottantenni: lei il 20 novembre 2009 e lui l’8 ottobre 2011. Tutti e due iniziano nel nome di Mozart. Ingvar Wixell fa la sua comparsa in veste professionale nel Teatro Reale Svedese di Stockholm nel 1955 interpretando Papageno nel Flauto magico. Elisabeth Söderström debutta invece nel 1947 sempre a Stockholm, ma nel Teatro del castello di Drottningholm, come protagonista femminile del “singspiel” in un atto Bastien und Bastienne. Nel corso di una carriera lunga per entrambi ben mezzo secolo, che per il baritono finirà nel 2003 con Arianna a Nasso di Strauss e per il soprano nel 1999 con La dama di picche di Čajkovskij, il repertorio mozartiano si arricchisce di altri titoli. Ingvar Wixell è protagonista del Don Giovanni, veste i panni del conte d’Almaviva nelle Nozze di Figaro e di Guglielmo in Così fan tutte e interpreta infine Allazim nell’incompiuta Zaide. Nella trilogia Mozart-Da Ponte Elisabeth Söderström è sia Susanna sia La contessa d’Almaviva nelle Nozze di Figaro e Fiordiligi in Così fan tutte, mentre non canta nessun ruolo femminile del Don Giovanni; con Wixell avrà in comune anche Il flauto magico, cantando Pamina.

Elizabeth Soderstrom come Fiordiligi in “Cosi fan tutte”
Ingvar Wixell e Reri Grist in “Le nozze di Figaro”

Ingvar Wixell che è stato per oltre un trentennio, dai primi anni ’60 del secolo scorso, il primo baritono della Deutsche Oper di Berlino, ha cantato in prevalenza i grandi ruoli del repertorio operistico italiano, soprattutto verdiani (Rigoletto, Il trovatore, Simon Boccanegra, Falstaff) e pucciniani (Tosca, Il tabarro, Madama Butterly). La voce di Ingvar non era bellissima in quanto a timbro ed era anche un po’ chiara per un baritono, ma era bene usata. Wixell cantava con morbidezza, aveva acuti facili e timbrati e un’ottima dizione. Il suo pregio maggiore era la misura, mai gigionate e intemperanze gratuite; il limite era semmai nel versante opposto: lavorare molto di cesello nel fraseggio, per finire con il rasentare a volte l’affettazione.

Ingvar Wixell e Montserrat Caballe in “Tosca”
Elisabeth Söderström e Sena Jurinac in “,Jenůfa”

Il repertorio di Elisabeth Södeström comprendeva oltre a Mozart, Monteverdi Strauss Hindemith e finanche Henze e Ligeti. Gli autori nei quali ha brillato di più sono stati Debussy: in Pelléas et Mélisande dipingeva una protagonista attonita, trasognata e a tratti quasi nevrotica per la quale l’attenzione non calava mai, e Janáček: le sue interpretazioni in Jenůfa, Kát’a Kabanová e in Věc Makropulos furono assolutamente sensazionali, così ricercate da diventare pietre di paragone. Elisabeth Söderström aveva una voce di soprano di bel colore scuro, omogenea, che sapeva piegarsi a un gioco di assottigliamenti, di sfumature e di colori che diventava interpretazione studiatissima e calibratissima, sempre di gran fascino e sottigliezza psicologica.

Nel “tubo” sono riuscito a trovare due interpretazioni mozartiane “comuni”: dalle “Nozze di Figaro” Elisabeth Söderström canta “Porgi amor” e Ingvar Wixell con Claire Watson “Esci omai, garzon malnato”. Buon ascolto.

Una opinione su "C’era una volta… il 7 maggio!"

  1. Un articolo stimolante, piacevole e in un certo senso insolito. Dei cantanti ci si occupa sempre troppo poco e invece sono importantissimi.Spero di leggere altri articoli di questo genere. Complimenti

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