I Lombardi alla prima crociata e Farnace: novità doppia.

Due spettacoli da segnalare e da non mancare. Se possibile. I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi in edizione critica alla Fenice di Venezia (1-9/4/2022) e Farnace di Antonio Vivaldi al Teatro Municipale di Piacenza (8 e 10/4/2022) per la prima volta nell’edizione del 1739, mai rappresentata.

Giuseppe Verdi (1842)
Litografia di De Vegni su disegno di Turchi
(Museo Teatrale alla Scala)
Bozzetto Atto primo (1864)
Archivio Storico Ricordi

I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi andò in scena alla Scala di Milano l’11 febbraio 1843 con il basso Prospero Derivis, il tenore Carlo Guasco e il soprano Erminia Frezzolini nei ruoli principali di Pagano, Oronte e Giselda. Erano gli interpreti della storia di un fratricida pentito che diventa eremita e che segue le controverse vicende amorose di un musulmano convertito e di una giovane cristiana, all’epoca della prima crociata. L’esito della première fu sensazionale: il pubblico applaudì freneticamente nel corso della rappresentazione, chiese bis a gran voce e li ottenne (violando una regola ben stabilita dalla polizia) e nel finale, alle parole del coro «La santa terra oggi nostra sarà», esplose in un’ondata di acclamazioni entusiastiche. Probabilmente non era intenzione di Giuseppe Verdi, all’epoca quasi trentenne e alla sua seconda opera importante, favorire l’identificazione dei milanesi nei crociati e la Terra Santa nell’Italia da liberare dal giogo austriaco, per accendere gli animi risorgimentali e i sentimenti patriottici. Vero è che Verdi era determinato, su sollecitazione dell’impresario Merelli, a bissare il successo del precedente Nabucco, che alla Scala aveva trionfato il 9 marzo 1842. E ci riuscì con questi Lombardi alla prima crociata. Un’opera che, sebbene abbia il libretto di Temistocle Solera alquanto incongruo e la musica non sempre di qualità eccelsa, appare animata da una certa energia, è baldanzosa, fortemente ritmata e dotata di momenti calmi e distesi caldamente ispirati. La preghiera di Giselda “Vergine Maria” ne è un buon esempio: è di delicata melodia costruita semplicemente sulle note di una scala discendente. La cabaletta “No!… giusta causa non è d’Iddio” è poi l’apice di un grande scena drammatica – e certamente di forte impatto emotivo – in cui Giselda, quasi colpita da demenza, accusa di tradimento della propria fede i cristiani che osano uccidere i nemici musulmani. Ma il vertice Verdi lo raggiunge con il terzetto della conversione di Oronte. L’introduzione prevede un assolo di violino che, a detta di Charles Osborne, non sfigurerebbe affatto in un concerto di Spohr o di Mendelssohn, e i cui elaborati arpeggi poi accompagnano il terzetto che segue “Qual voluttà trascorrere”, laddove Oronte in punto di morte si fa battezzare da Pagano ai piedi di Giselda profondamente commossa. 

I lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi arrivano adesso al Teatro La Fenice di Venezia. Per la prima volta in epoca moderna (nell’Ottocento fu data in una sola occasione) e per la prima volta in assoluto in edizione critica, curata da David R.B. Kimbell e pubblicata da The University of Chicago Press – Casa Ricordi. L’opera sarà diretta da Sebastiano Rolli e messa in scena da Valentino Villa. Gli interpreti principali saranno il basso Michele Pertusi (Pagano), il soprano Roberta Mantegna (Giselda) e il tenore Antonio Poli (Oronte). Le recite sono programmate per i giorni 1, 3, 5, 7 e 9 aprile 2022 nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2021/22 del Teatro La Fenice.

Già due secoli fa e anche nell’epoca attuale I lombardi alla prima crociata è stata eseguita in base a “materiali” poco attendibili, con la musica di Verdi e la drammaturgia di Solera spesso travisate, riprodotte in maniera approssimativa o deliberatamente alterate. Riferendosi alle indicazioni contenute nell’autografo verdiano, confrontandolo con la partitura disponibile fino ad ora e con le edizioni tradizionali della riduzione per canto e pianoforte, tutto è stato meticolosamente riveduto e corretto: centinaia di note, le line vocali, le indicazioni di tempo, di dinamica e d’espressione. A questa “ricostruzione”, si aggiungono due brani scritti da Verdi in alternativa a quelli già presenti nell’opera originale. Una cabaletta sostitutiva per il tenore Antonio Poggi, amico del compositore, e la revisione della cabaletta di Giselda, preparata per venire incontro alle esigenze della celebre Erminia Frezzolini, moglie di Poggi, che così avrebbe cantato con più agio. C’è inoltre un’appendice costituita da un recitativo e da un andantino per l’aria di Giselda nel secondo atto, probabilmente accantonati da Verdi ma mai rimossi dall’autografo.
«Questi brani preliminari o sostitutivi – come riportano i curatori dell’edizione critica –  non sono necessariamente da preferirsi per un’esecuzione dei Lombardi alla prima crociata in epoca moderna, ma rappresentano opportunità preziose per esplorare la creatività di Verdi e il suo rapporto con i cantanti al principio della sua carriera, e possono essere presentati nell’ambito di concerti o conferenze introduttive a corredo di una produzione dell’opera».

Antonio Vivaldi
Farnace: libretto dell’opera

Farnace è un dramma per musica in tre atti di Antonio Maria Lucchini messo in musica da Antonio Vivaldi. Ebbe la sua prima rappresentazione al Teatro Sant’Angelo di Venezia, nella stagione di carnevale del 1727. Fu un successo, cosicché nel corso degli anni a venire Vivaldi rivide e corresse l’opera per poi riproporla in vari teatri, secondo le compagini vocali e orchestrali che aveva a disposizione al momento. Fu data a Livorno (1729) a Praga (1730) a Mantova (1732) e infine a Ferrara (1739). Qui le rappresentazioni previste per la stagione di Carnevale furono però annullate per volere del Legato Pontificio, il Cardinale Tommaso Ruffo. Il motivo nasceva dalla punizione che si voleva infliggere ad Antonio Vivaldi che da prete si mormorava avesse una “scandalosa” relazione amorosa con la sua primadonna preferita, il contralto Anna Girò (ma anche con la sorella Paolina non mancavano i pettegolezzi) che nell’opera sosteneva il ruolo della regina Tamiri, moglie di Farnace. Antonio Vivaldi morì il 28 luglio 1741 a Vienna solo e indigente (era nato a Venezia il 4 marzo 1678) e non vide mai rappresentata questa sua sfortunata ultima redazione del Farnace. Ma anche nessun altro dopo di lui. Fino al 30 dicembre 2020 quando il Farnace (dello spartito originale si conservano soltanto il primo e il secondo atto) è approdato per la prima volta al Teatro Comunale di Ferrara. E ora in coproduzione al Teatro Comunale di Piacenza. Questi gli interpreti e i personaggi principali: Raffaele Pe (Farnace) Chiara Brunello (Tamiri) Elena Biscuola (Berenice) Leonardo Cortellazzi (Pompeo) Silvia Alice Gianolla (Selinda) Francesca Lombardi Mazzulli (Gilade) e Mauro Borgioni (Aquilio). La direzione d’orchestra sarà di Federico Maria Sardelli, mentre la regia spetterà a Marco Bellussi. Le recite in programma l’8 e il 10 aprile 2022.

Ferrara: Teatro Comunale
Piacenza: Teatro Municipale
Raffale Pe
Federico Maria Sardelli

Farnace di Antonio Vivaldi racconta del re del Ponto Farnace che, per salvare il proprio regno, vuole che la moglie Tamiri uccida il loro figlio e poi sé stessa. Di contro Berenice, regina di Cappadocia e madre di Tamiri, cospira con il proconsole romano Pompeo per uccidere Farnace. Selinda, sorella di Farnace, si barcamena tra due spasimanti: il capitano di Berenice Gilade e il prefetto delle legioni romane Aquilio, nello strenuo tentativo di salvare la vita al fratello. L’inevitabile “happy end” (immancabile in un’opera del Settecento) giungerà opportuno a ristabilire la pace e gli equilibri distorti. 
Vivaldi è da sempre ricordato come un compositore di musica strumentale geniale e stravagante e pure innovativo. Gli si attribuiscono più di 550 concerti, i più famosi sono quelli per uno o più violini e orchestra. Tanto per essere un po’ pungenti e sarcastici, possiamo ricordare ciò che Igor Stravinsky disse riguardo al “prete rosso” compositore di musica strumentale: «Vivaldi? Un musicista noioso, che ha scritto seicento volte lo stesso concerto». Tuttavia Antonio Vivaldi ha dimostrato di essere anche un eccellente e prolifico compositore di musica vocale: scrisse numerosi mottetti, 3 oratori, 30 cantate profane, parecchie serenate, centinaia di arie e di più di 50 opere, di cui solo 21 sono giunte a noi. Le arie di cui sono costituiti questi drammi per musica sono dei generi più vari che andavano di moda all’epoca, che tanto piacevano al pubblico, la cui bellezza poteva decretare il successo o meno di un’opera e del suo creatore. Erano arie che raccontavano i sentimenti che agitavano i personaggi e potevano essere di tempesta, bucoliche, di sonno, d’amore e di lusinga, e anche arie di carattere epicheggiante, impetuose, fiere e di disperazione. Chi ha ascoltato già il Farnace a Ferrara non ha potuto non rilevare la bellezza di alcune di esse. Il celebre Larghetto in FA minore “Gelido in ogni vena”,che esprime il rimorso di Farnace nell’apprendere la morte del figlio da lui stesso voluta, in un atmosfera allucinata e allucinante creata dal canto e dall’accompagnamento degli archi. Un’aria che è giudicata una delle più belle nella storia dell’opera italiana. Un altro esempio: l’assolo di Tamiri “Dividete, o giusti dei” con le ripetizioni di una stessa cellula tematiche su note differenti e intonate sia dalla voce sia dall’orchestra, così caratteristiche in Vivaldi. La travolgente (e assai difficile da cantare) aria di tempesta “Sorge l’irato nembo”di Pompeo, che Vivaldi ricicla dall’Orlando Furioso. Poco prima del “lieto fine” c’è da segnalare infine il notevole quartetto “Io crudel? Giusto rigore” (uno dei pochi pezzi d’insieme usati da Vivaldi nelle sue opere) in cui sono messi bene in luce i sentimenti contrastanti che muovono i personaggi principali: Farnace vorrebbe morire ma Tamiri lo difende e sostiene, mentre Berenice e Pompeo lo accusano.

L’argomento del Farnace fu il soggetto di parecchie opere del XVIII secolo. Al Teatro Sant’Angelo di Venezia nel 1703 (più di vent’anni prima della “nostra” première) andò in scena il Farnace di Antonio Caldara su libretto di Lorenzo Morari. Mentre il Farnace di Antonio Maria Lucchini, prima di Antonio Vivaldi, fu musicato da Leonardo Vinci nel 1724.

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