Per parlare di Thaïs di Jules Massenet…

J. Massenet: Thaïs
Teatro alla Scala. Stagione Lirica 2021/22

Al Teatro alla Scala è andata in scena per la Stagione Lirica 2021/22 Thaïs di Jules Massenet, dramma lirico in tre atti e quattro quadri su libretto di Louis Gallet dal romanzo di Anatole France, nella versione del 1898. Marina Rebeka e Lucas Meachem erano i protagonisti, Lorenzo Viotti il direttore d’orchestra e Olivier Py il regista. La cronaca è riferita alla recita del 25 febbraio 2022, il giorno successivo all’invasione russa dell’Ucraina. In piazza della Scala Palazzo Marino era illuminato con i colori della bandiera ucraina, azzurro e giallo, e poco prima dell’inizio dello spettacolo davanti al Teatro sfilava un corteo di protesta. In sala la tensione era grave e palpabile, e si scioglieva in commozione ancor più tangibile alla fine dello spettacolo, quando anche il mezzosoprano ucraino Valentina Pluzhnikova, tra gli altri interpreti, veniva in proscenio a ricevere gli applausi avvolta nella bandiera del suo paese. All’inizio per questa trepidazione si è cantato e suonato come in trance; tutto era trattenuto e controllato. Poi la recita ha iniziato il decollo per prendere definitivamente il volo.

Marina Rebeka

Marina Rebeka interpretava Thaïs. Con la sua bella voce omogenea e di timbro luminoso, con tecnica sicura e senza retrocedere davanti ai tanti acuti e sopracuti che Massenet richiede, si prodigava senza riserve in un’interpretazione sentita, intensa ed emozionante, che trapassava dalla provocante e sensuale cortigiana dell’inizio alla commossa e commovente peccatrice redenta della fine.

Deuteragonista di Thaïs-Rebeka era l’Athanaël di Lucas Meachem. Dopo un inizio un po’ incerto, in cui il canto appariva sfocato soprattutto nelle note acute, la bella voce del baritono, calda e pastosa, si assestava su una vocalità autorevole e incisiva, che sapeva anche ammorbidirsi per raccontare la tormentosa e ansiosa inclinazione di Athanaël all’amore carnale, istintiva e così duramente soffocata, in conflitto con il richiamo dell’amore spirituale volutamente e tenacemente ricercato. Notevoli la presenza scenica e le doti attoriali di Lucas Meachem.

Lucas Meachem
Lorenzo Viotti

La storia d’amore tra Thaïs e Athanaël, destinata al fallimento e alla disperazione, era al centro dell’ispirazione musicale di Lorenzo Viotti. Figlio di Marcello (che vent’anni prima propose questa stessa opera alla Fenice di Venezia e che ebbi il piacere di ascoltare) ha diretto con energia, elegante precisione e aderenza stilistica, mostrandosi a proprio agio sia nei momenti più tesi e vibranti sia in quelli più distesi e lirici, dando il giusto risalto ai molti colori e alle cangianti finezze della partitura. Peccato che Lorenzo Viotti abbia tagliato alcuni ballabili e la chiusa orchestrale del primo atto, laddove Thaïs mima provocatoria gli amori di Afrodite. Una decisione che è sembrata motivata dall’assenza di buona parte del corpo di ballo scaligero dovuta al Covid-19. 

Il resto del cast era formato da Insung Sim (un Palémon solenne e ben impostato) da Giovanni Sala (un Nicias agile come attore ma po’ in difficoltà come cantante) da Caterina Sala e Anna-Doris Capitelli (Crobyle e Myrtale, funzionali ma non sempre in sintonia nella vocalizzazione) da Nicole Wacker (la Charmeuse) e da Valentina Pluzhnikova (Albine). 

J. Massenet: Thaïs
Teatro alla Scala. Stagione Lirica 2021/22

La regia di Olivier Py ha contrapposto due immagini entrambe “deviate” di uno stesso mondo cristiano. Athanaël è membro di un improbabile esercito della salvezza che dispensa pane agli affamati come un’imposizione, con rigidità e freddezza e senza amore. Thaïs invece è la regina di un locale notturno diffamato, dove regola e occupazioni principali sono deridere e insultare la fede in Cristo con ballerine in topless che mimano oscenità e danzano la lap-dance intorno a un crocefisso. Provocazioni inutili e insulse perché nella Thaïs di Jules Massenet, e la musica lo afferma inequivocabilmente, non sono le chiese o le istituzioni religiose a essere corrotte o deviate, ma i protagonisti che in questi ambienti vivono una fede inattuale o addirittura falsa o insincera. A onor del vero va detto che Olivier Py, quando cessa di provocare e si concentra sul rapporto tra Thaïs e Athanaël con sincerità, adombra in quest’ultimo un affetto per la cortigiana pentita che sembra andare oltre la sensualità e il desiderio. É amore? Forse. Ma certo deluso. E la tensione in platea si scioglie in commozione che turba.
L’ultimo allestimento scaligero di Thaïs fu realizzato nel 1942 per sole cinque recite. Protagonisti Mafalda Favero e Gino Bechi, direttore Gino Marinuzzi e regista il russo Aleksandr Akimovič Sanin.

La cronaca di questa Thaïs scaligera, mi offre il destro per proporre di nuovo, anche riveduta e corretta, una guida all’ascolto dell’opera di Jules Massenet, che undici anni fa (era il lontano maggio 2011) proposi con il supporto di adeguati brani musicali agli ascoltatori di Radio Vaticana, nel programma “La Voce Umana” da me condotto.
Con queste premesse, passo a raccontare la trama di Thaïs di Jules Massenet e ad analizzare i passi drammaturgici e musicali che meglio “parlano” dei temi principali dell’opera: quello della salvezza e quelli del peccato e della dannazione ad essa connessi.
La guida all’ascolto sarà accompagnata dalle foto della Thaïs che andò in scena al Teatro dell’Opera di Roma per otto serate, dal 3 al 20 giugno 1978. A memoria lo ricordo come uno spettacolo stupendo ed emozionante, sia dal punto di vista musicale sia registico; mi conquistò a tal punto che poi fu consequenziale e facile annoverare l’opera di Massenet tra le mie preferite. Unico neo l’essere stata proposta in lingua italiana, anziché nell’originale francese. Cantanti e interpreti furono: Elena Mauti Nunziata (Thais), Renato Bruson (Atanaele), Antonio Savastano (Nicia), Franco Pugliese (Palemone), Elvira Spica (Crobila), Laura Bocca (Mirtale), Leonia Vetuschi (Albina) e Etta Bernard (L’Incantatrice). La direzione d’orchestra fu di Reynald Giovaninetti e la regia di Alberto Fassini con le scene e i costumi di Pier Luigi Samaritani.

L’ambiente di Thaïs è l’Egitto del IV secolo inoltrato, con la storia che si snoda tra il deserto della Tebaide e la città di Alessandria.

Atto primo, primo quadro. La Tebaide
Tramonto sulle rive del Nilo tra le capanne dei cenobiti, i monaci che vivono in comunità sotto l’autorevole guida spirituale di Palémon. I religiosi stanno per chiudere la giornata con preghiere e un pasto frugale, quando sopraggiunge il confratello Athanaël. Racconta scandalizzato di quanto Alessandria sia decaduta e corrotta: la colpa è di Thaïs, la sacerdotessa del culto di Venere, che ha così sedotto gli uomini da allontanarli dal buon governo della città. Un tempo, prima di diventare monaco, Athanaël conobbe Thaïs: se ne invaghì, la seguì fin sulla soglia di casa ma non vi entrò e lasciò Alessandria per trovare pace nel deserto. Adesso vuole redimere la perversa cortigiana. Palémon lo sconsiglia. Dopo aver pregato, ognuno si ritira nella propria cella. 


Il clima è spirituale ed esotico e la musica è tranquilla e soffusa, evocatrice di suoni arcaici e chiesastici. Gli si contrappongono le melodie di Athanaël, tormentate e contorte, che ben descrivono il suo ansioso stato d’animo e la sua psicologia malata, come meglio si delineerà nel prosieguo della storia.

Thaïs: atto primo, primo quadro.
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

Nella propria cella Athanaël ha una visione: nel Teatro di Alessandria appare Thaïs, seminuda e con il volto velato, che mima gli amori di Afrodite mentre la acclama una folla immensa. Athanaël si sveglia sconvolto, chiama i cenobiti a raccolta e comunica loro che Dio gli ha dato una missione da compiere: tornare ad Alessandria per condurre Thaïs alla fede cristiana. Palémon nuovamente lo mette in guardia dai rischi di una simile impresa. Athanaël lascia la comunità accompagnato dalle preghiere dei confratelli. 

La visione di Athanaël prevede l’impiego soltanto di un flauto, di un corno inglese, di un clarinetto, di un’arpa e di un armonium; è suonata in palcoscenico dietro le quinte per amplificare quell’effetto sorpresa e straniante che contrasta con il clima generale che si respira nella comunità cenobitica. La scena si conclude con le stesse suggestioni tonali e melodiche con cui s’era aperta.

Thaïs: atto primo, secondo quadro.
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

Atto primo, secondo quadro. Alessandria. 
Sulla terrazza di una ricca abitazione sta Athanaël e chiede a un servitore di essere annunciato al padrone di casa, poi passa a contemplare la sua città natale, definendola corrotta e immondo ricettacolo di oscenità. Nel chiedere la protezione di Dio per l’opera di salvezza che sta per intraprendere, Athanaël lascia intuire che la preghiera è una richiesta di aiuto anche per sé stesso.

L’introduzione è un segmento orchestrale scintillante e lussureggiante, che contrasta con la scena del deserto. L’assolo di Athanaël è strutturato come una scena da opera tradizionale, diviso in recitativo aria e cabaletta. É di ampio respiro e lirismo e di grande coinvolgimento: dice molto del conflitto interiore di Athanaël, combattuto tra la fascinosa e rumorosa tentazione di Alessandria e l’immobilità e semplicità della vita monastica.

Thaïs: atto primo, secondo quadro.
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

La casa dove è giunto Athanaël è di Nicias, che entra seguito da due schiave; un tempo è stato discepolo del cenobita e gli è rimasto amico. Athanaël gli rivela che è venuto ad Alessandria per redimere Thaïs e Nicias, non senza ironizzare sull’originale idea, gli confida che ha acquistato i favori della bella cortigiana per una settimana e che questa sera l’incontrerà in casa propria per l’ultima volta in un sontuoso banchetto. Ecco che arriva Thaïs con la sua corte di filosofi e istrioni; Nicias l’accoglie con tenerezza mista però a una certa tristezza dovuta all’imminente separazione. Thaïs scorge Athanaël in disparte e chiede chi sia; Nicias le dice che è venuto per lei, affinché si converta e creda allo «sprezzo della carne» all’«amore del dolore» e all’«austera penitenza». Thaïs risentita ribatte alle parole di Athanaël con provocante insolenza e invita il cenobita a sedere con lei, a farsi incoronare di rose e a lasciarsi andare all’amore e ai piaceri dei sensi. Athanaël esagitato e sempre più ispirato lascia il banchetto e annuncia a Thaïs che molto presto la raggiungerà per redimerla dal peccato.

La musica dell’ingresso di Thaïs è frastornante e volgarotta, come si addice a un pubblico di adulatori e sfaccendasti. Nel successivo duetto con Nicias, si trasforma in qualcosa di dolcemente aereo e languido. Il finale poi trova Thaïs più che mai seducente e incalzante, sostenuta dalle ondeggianti modulazioni orchestrali e dalle riprese di Nicias e del coro, cosicché possa contrapporsi e replicare adeguatamente alle altisonanti e misticheggianti invettive di Athanaël.

Thaïs: atto secondo, primo quadro.
Elena Mauti Nunziata (Thaïs)
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

Atto secondo, primo quadro. A casa di Thaïs.
Thaïs è finalmente sola; lamenta la brutalità e l’indifferenza degli uomini e riflette sulla bellezza: è una realtà importante per lei, vi ruota attorno tutta la sua vita, ma sa anche che è fragile e passeggera e così chiede a Venere di mantenerla bella in eterno. A un tratto scorge Athanaël che è entrato senza far rumore e in angolo prega per resistere all’attrazione fatale della donna. Athanaël comincia a parlare di amore spirituale, Thaïs invece lo intende terreno e si dà a spargere profumi e a invocare Venere. Athanaël sta per cedere al fascino della cortigiana, quando ha un guizzo e la rimprovera duramente. Thaïs spaventatissima chiede pietà e Athanaël la rassicura parlandole di Gesù e della vita eterna. Thaïs sembra quasi cedere, quando da fuori si ode la voce di Nicias che implora un’ultima volta i baci della sacerdotessa. Thaïs ha una reazione isterica: scaccia Athanaël e grida di voler restare la cortigiana che tutti sanno e che disprezza ogni forma d’amore. La scena si chiude con un lungo interludio: la celeberrima «Méditation».

Il dramma interiore di Thaïs, tra immoralità e santità, si mostra con evidenza nella grande scena che apre l’atto. È complessa dal punto di vista musicale: ha andamenti irregolari tra arioso e declamato, la melodia sale in alto e poi ricade in basso, per assumere nell’invocazione a Venere un moto lento e ipnotico accompagnato con leggerezza dalle viole, dai violoncelli e dalle carezzevoli volute del flauto. Bello è anche il duetto tra Thaïs e Athanaël, dove s’alternano emozioni e sensualità con austerità e veemenza, sottolineati dal ritorno dei motivi dell’invocazione a Venere e dell’invettiva di Athanaël contro Alessandria.
La «Méditation» è un lungo andante per violino solista con l’accompagnamento dell’arpa. È una pagina di altissimo lirismo, accresciuto nel finale dall’intervento del coro che da dietro le quinte canta a bocca chiusa. Descrive simbolicamente la conversione di Thaïs, il cambiamento morale prodotto in lei dalle parole di Athanaël. Il motivo della «Méditation» ritornerà ogni volta che nel prosieguo dell’opera si parlerà di Thaïs come di una peccatrice redenta.

Thaïs: atto secondo, primo quadro.
Renato Bruson (Athanaël) ed Elena Mauti Nunziata (Thaïs).
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

Atto secondo, secondo quadro. Davanti alla casa di Thaïs.
Ad Athanaël coricato davanti alla sua casa, l’ormai ex-cortigiana comunica che è pronta a cambiar vita. Il monaco la condurrà nel deserto per affidarla ad Albine, la badessa di una comunità di donne consacrate all’amore di Gesù. Thaïs è pronta a lasciare tutto, soltanto vuole portare con sé come ricordo una statuetta del dio Eros, che un tempo le regalò Nicias. A queste parole, che toccano il nervo scoperto della gelosia, Athanaël ha un gesto di rabbia, prende la piccola statua e la getta a terra, poi rientra in casa con Thaïs.

L’assolo di Thaïs è un pezzo raffinato, scritto come una breve aria tripartita.
Evidenzia un altro aspetto della sua personalità: l’umanità più fragile, semplice e vera, di una donna che solo esteriormente appare seduttrice corrotta e vorace.

Thaïs: atto secondo, secondo quadro. Divertissement
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

Usciti di scena Thaïs e Athanaël, entra Nicias con gli amici del banchetto per continuare la festa sotto la casa dell’ormai sua ex-amante.
È il momento delle danze, immancabili in un dramma lirico che doveva rappresentarsi all’Opéra Garnier di Parigi. Sono sei divertissement di elegante fattura e scintillante e sensuale orchestrazione. L’ultimo è un pezzo che oltre all’orchestra vede impegnato anche il canto languido e ipnotico delle ancelle di Nicias intrecciato agli eterei vocalizzi di un soprano leggero di coloratura, la Charmeuse. Il canto celebra la bellezza della regina di Saba, alludendo alla beltà di Thaïs e al sottile erotismo celato nel Cantico dei Cantici.

Thaïs: atto secondo, secondo quadro.
Renato Bruson (Athanaël) ed Elena Mauti Nunziata (Thaïs) con Antonio Savastano (Nicias)
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

Nel bel mezzo del baccanale irrompe Athanaël che conduce Thaïs vestita da penitente, con i capelli sciolti e indosso una tunica di lino bianca. Alla notizia della conversione e della partenza per il deserto, i compagni di Nicias increduli reagiscono violentemente; stanno per scagliarsi contro Athanaël e riprendersi Thaïs, quando Nicias li distrae gettando loro del denaro. Un ultimo saluto a Nicias e Thaïs e Athanaël lasciano per sempre Alessandria, mentre alle loro spalle il palazzo – quale ultima vestigia di colei che fu la sacerdotessa di Venere – brucia rapidamente.

Thaïs: atto terzo, primo quadro.
Elena Mauti Nunziata (Thaïs) e Renato Bruson (Athanaël)
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

Atto terzo, primo quadro. L’oasi.
Thaïs è prostrata dalla stanchezza e dalla fatica e Athanaël la fa riposare sotto una palma: le dà da bere e le cura i piedi feriti, chiedendole perdono per il duro viaggio cui l’ha sottoposta. Di lontano si sentono le monache di Albine pregare: sono venute a prendere la nuova sorella. Nel salutarlo Thaïs promette ad Athanaël di incontrarlo ancora, ma nella città celeste. Rimasto solo il cenobita si rende conto, con amarezza e tristezza immense, che è l’ultima volta che vede Thaïs ancora in vita.
Questo quadro è presente nella Thaïs data all’’Opéra Garnier nel 1898.

La musica d’apertura intreccia il suono dell’oboe con quelli dell’arpa e del flauto, per “descrivere” la durezza del deserto e la freschezza dell’oasi. È una scena che presenta per la prima e unica volta un’intesa spirituale tra Thaïs e Athanaël. La forte consonanza di anime è espressa dalla dolcezza e delicatezza della melodia del duetto, unita al tema della “meditazione”. Ma questa scena è anche un momento di grande struggimento, che contrappone la pace spirituale di Thaïs all’angoscia terrena di Athanaël, il quale lascia per sempre la donna che così forti emozioni ha provocato nella sua anima in lotta feroce con sé stessa.

Thaïs: atto terzo, primo quadro.
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

Atto terzo, secondo quadro. La Tebaide.
Athanaël è tornato in comunità ma privo di pace interiore; si sente come posseduto da un demonio che lo tortura e gli accende costantemente il desiderio di Thaïs. Disperato si confessa a Palémon che, dopo avergli ricordato gli ammonimenti d’un tempo, lo benedice amorevolmente. Rimasto solo Athanaël s’inginocchia e prega, poi si addormenta. In sogno gli appare Thaïs come al primo atto, seducente e provocante, poi la visione muta e svela ancora Thaïs ma sul letto di morte. Athanaël si sveglia e in preda a una forte agitazione fugge via nel buio nella notte.

Nel sogno appare ad Athanaël nell’ombra la figura luminosa di Thaïs che intona di nuovo la provocante aria di seduzione del primo atto, che fa terminare con una stridente risata di derisione. Segue un breve interludio che, con ritmo impetuoso e incalzante, descrive l’angosciosa corsa di Athanaël verso Thaïs morente.

Thaïs: atto terzo, terzo quadro.
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

Atto terzo, terzo quadro. Il giardino del monastero di Albine.
Alla fine della corsa precipitosa Athanaël arriva al monastero di Albine e si trova di fronte la stessa scena del sogno: Thaïs distesa su un povero giaciglio giace all’ombra di un fico,, con le monache intorno che pregano per la sua morte imminente, dovuta alle mortificazioni e alla dura disciplina ascetica. Athanaël sconvolto dalla fatica della corsa e dall’ansia crudele che l’attanaglia entra e si precipita al capezzale di Thaïs: le dice parole d’amore che sono un rinnegamento della fede cristiana; le dice che non esiste nessun amore celeste se non quello terreno, che esiste solo lei che brama avere con ardore invincibile. Ma Thaïs non l’ascolta, è perduta in una visione beatifica di purezza e santità: sente cessare i suoi mali e vede aprirsi il cielo e gli angeli che le vengono incontro ad asciugarle le lacrime. Poi muore mentre Athanaël prorompe in un pianto disperato.

Il bellissimo e ispiratissimo duetto finale inizia tranquillo e disteso con ancora la proposizione del leitmotiv della «Meditation», poi cresce d’intensità e di espansione melodica fino al luminoso LA acuto della morente Thaïs intonato in pianissimo sulla parola «Dieu», segue il doloroso RE minore gridato con le parole «Morte! Pitié!» di Athanaël caduto in ginocchio, schiacciato dal peso di un amore negato e di una fede perduta. È il momento della resa dei conti: Athanaël che si pensava salvato alla fine si scopre dannato, mentre Thaïs si scopre peccatrice redenta. È il problema della grazia: non ci si salva da soli, con le opere o per proprio volere, ma per sola soprannaturalità; si è salvati perché Dio dona il suo perdono e la sua misericordia per far nuove le creature, quale espressione di un amore divino gratuito e incondizionato.

Thaïs: atto terzo, terzo quadro.
Renato Bruson (Athanaël) ed Elena Mauti Nunziata (Thaïs)
Teatro dell’Opera di Roma. Stagione Lirica 1977/78

Doveroso a questo punto un breve cenno alla storia della composizione di Thaïs di Jules Massenet e ai suoi primi interpreti: Sibyl Sanderson e Jean François Delmas.

Jules Massenet

Jules Massenet iniziò la composizione di Thaïs nella primavera nel 1892 per terminarla nell’anno successivo. Musicò il libretto di Louis Gallet pensando alle eccezionali doti canore di Sibyl Sanderson e alle rappresentazioni da dare all’Opéra Comique di Parigi, dove il soprano si esibiva per contratto e con successo. Quando però la Sanderson passò all’Opéra, Massenet si vide costretto a modificare la partitura dell’opera già orchestrata, secondo le regole che vigevano in quel teatro: ad esempio aggiungendo i balletti di prammatica al terzo atto. Alla prova generale Thaïs non ebbe il successo sperato, per cui Massenet apportò altre correzioni. Ma anche all’indomani della prima del 16 marzo 1894 le critiche dei giornali e gli applausi del pubblico non furono benevoli e Massenet modificò ancora la partitura, così che quando fu nuovamente ascoltata, ancora all’Opéra di Parigi il 13 marzo 1898, fu finalmente apprezzata e applaudita.

Sibyl Sanderson
Jean François Delmas

Protagonisti delle due “prime” rappresentazioni parigine furono Sibyl Sanderson e Jean François Delmas, chiamati entrambi a sostenere due ruoli assai impegnativi. Sibyl Sanderson dovette affrontare una parte la cui tessitura si estende dal SI sotto al rigo al MIb sopra il rigo della chiave di violino e richiede un canto ora agile e leggero ma anche di forza e incisivo. Il ruolo di Athanaël che fu di Jean François Delmas richiede di contro in prevalenza vigore e resistenza, per il fatto che in partitura sono presenti vari lunghi tratti di canto declamato che battono prevalentemente in zona acuta, nonostante l’estensione di Athanël non sia molto ampia, ma compresa tra il SI sul secondo rigo e il FA oltre il rigo della chiave di basso. 

Anatole France

Un ultimo cenno doveroso anche ad Anatole France, l’autore dell’omonimo romanzo che fu alla base del libretto di Thaïs e che fu pubblicato nel 1889 su “Revue des deux mondes”. S’ispirava alla vita di una cortigiana greca, bella e dissoluta, vissuta ad Alessandria d’Egitto nel IV secolo dopo Cristo. A differenza dell’opera di Massenet, il tema principale del romanzo di France non è la redenzione di un peccatore, bensì la tensione insanabile e ineludibile che esiste nell’uomo tra l’impulso erotico-sessuale e l’anelito mistico-spirituale. Tuttavia Anatole France fu uno dei pochi che si espresse positivamente fin da subito sulle bellezze musicali di Thaïs. Così scrisse a Massenet: “Assieds-toi près de nous“, l’aria a Eros, il duetto finale, tutto è di una bellezza grande e incantevole. Sono felice e fiero di averle fornito il soggetto su cui lei ha sviluppato le frasi più ispirate. Le stringo le mani con gioia. Anatole France».












Manifesto di Manuel Orazi
per la première del 16 marzo 1894
all’Opéra di Parigi
di Thaïs di Jules Massenet

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