
Foto di Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino
All’Auditorium del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (inaugurato il 21 dicembre scorso) va in scena l’ultima opera della Stagione Lirica 2021/22: L’amico Fritz di Pietro Mascagni, per la direzione di Riccardo Frizza e la regia di Rosetta Cucchi; protagonista Charles Castronovo e sua partner Salome Jicia, negli altri ruoli principali Teresa Iervolino e Massimo Cavalletti. La prima rappresentazione di questo Amico Fritz di Pietro Mascagni a Firenze c’è stata martedì 1 marzo 2022, mentre sabato 12 marzo alle ore 18:00 avrà luogo l’ultima recita.

Foto di Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino
L’amico Fritz torna a Firenze dopo ottantuno anni di assenza; l’ultima volta fu nel maggio 1941 per soltanto due recite dirette da Mascagni stesso. All’indomani della première del 31 ottobre 1891 al Teatro Costanzi di Roma, Mascagni così telegrafò al sindaco di Cerignola, suo amico e benefattore: «Comunico animo lieto trionfo Amico Fritz. Pubblico romano accolto mio lavoro entusiasticamente bissando sette pezzi ed evocandomi trentacinque volte al proscenio». A questa travolgente prima assoluta seguì una tournée altrettanto esaltante in Italia e in Germania. Gustav Mahler che diresse L’amico Fritz ad Amburgo nel 1893, lo apprezzò e finì con l’inserirlo nel proprio repertorio di direttore d’orchestra. Giuseppe Verdi invece trovò stancanti le dissonanze, le cadenze sospese e i continui cambiamenti di tempo e pure “scemo” il soggetto del libretto.

Foto di Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino
L’amico Fritz è la seconda opera di Mascagni, che bissò il successo sensazionale della prima: Cavalleria rusticana. Ma la musica è affatto diversa. Per quanto sanguigna e passionale è in Cavalleria rusticana, in L’amico Fritz si fa romantica e idilliaca. L’orchestrazione è luminosa, vaporosa, ricca di colori sfumati, con tinte tenui e toni malinconici e crepuscolari, non disgiunta tuttavia da una qualche “ruvida” armonizzazione e una certa “ardita” originalità. La melodia poi è ricca d’inventiva, distesa calda e avvolgente e Mascagni la profonde a piene mani; un’ispirazione melodica che riusciva gradita anche a Giuseppe Verdi, che così mitigava un poco il suo severo giudizio sul resto.

Foto di Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino

Foto di Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino

Foto di Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino
Tutto appare gradevole e amabile (sebbene una certa leziosità di fondo traspare sempre qua e là) ma superati i momenti di stanca in cui la melodia incespica un poco e l’orchestra non “canta” come ci si aspetterebbe e il declamato si fa pesante e un po’ monotono, si scopre ancor meglio che si tratta di una musica spontanea e comunicativa, che sembra rievocare il “timbro” festaiolo di Cavalleria rusticana e un certo semplice e immediato melodiare fatto delle reminiscenze delle canzoni e delle ballate di musica popolare, che ricordano le “buone cose di pessimo gusto” di ispirazione gozzaniana, tanto care alla borghesia che applaudiva senza riserve Pietro Mascagni.
È forse da questa popolare ”ingenuità” che nasceva l’ammirazione di Gustav Mahler per la musica di Mascagni; nel 1890 a Budapest diresse la prima esecuzione fuori dell’Italia di Cavalleria rusticana. Come forse è questo con tutto il resto che accendono il sincero entusiasmo di Riccardo Frizza, che reputa L’amico Fritz un capolavoro assoluto e che dirige con il giusto peso e il dovuto equilibrio senza enfasi né retorica, che tuttavia Frizza profonde privi di eccessi ed esagerazioni nell’Intermezzo del III atto: appassionato e giustamente famoso e molto ben suonato (come tutta l’opera del resto) dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino in ottima forma. Bene ha fatto la regista Rosetta Cucchi a spostare l’ambientazione della vicenda dall’Alsazia del tardo ‘800 alla New York della fine del secolo scorso, riferendosi con molta probabilità ai noti telefilm della serie “Friends”, dove non succede assolutamente niente, se non parlare d’amore e preoccuparsi degli amici che si accoppiano e “scoppiano” tra loro. Esattamente il succo della storia “scema” dell’Amico Fritz di Pietro Mascagni, dove il rabbino David e lo zingaro Beppe si danno un gran da fare per unire in matrimonio l’impenitente scapolo Fritz Kobus con l’attraente Suzel, la figlia del fattore.

Foto di Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino

Foto di Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino

Foto di Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino

Foto di Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino
E bene fanno i cantanti tutti ad assecondare e a lasciarsi guidare da regista e direttore, con una recitazione fresca e spigliata e con un canto espansivo e franco. Vanno lodati e citati in blocco: il recalcitrante Charles Castronovo (Fritz) alla fine sincero innamorato della tenera e seducente Salome Jicia (Suzel), la simpatica Teresa Iervolino (Beppe) con l’incisivo Massimo Cavalletti (David) e i convinti e partecipi Dave Monaco, Francesco Samuele Venuti e Caterina Meldolesi (gli amici e la governante dell’amico Fritz). Lodi che vanno estese all’Orchestra e al Coro del Maggio Musicale Fiorentino, alle comparse e a Rosetta Cucchi (presente ugualmente alle recite successive alla prima) e condivise con gli applausi scoscianti e prolungati di un pubblico accorso numeroso all’Auditorium dell’Opera di Firenze per la recita dell’Amico Fritz di Pietro Mascagni di domenica 6 marzo 2022, della quale questa è la cronaca.


Piacevolissima recensione “saggistica”, Paolo è sempre un garbatissimo narratore di questioni operistiche… Sul successo strepitoso che arrise all’Amico Fritz e la collocazione tra le cose inutili (più che il dimenticatoio vero e proprio) in cui è precipitato da qualche decennio ci sarebbe da discutere a lungo: l’articolo di Paolo mi sembra un’ottima piattaforma per tornare a ragionarci sopra (lo spettacolo non so, perché non l’ho visto).
Paolo Patrizi ti ringrazio degli “apprezzamenti”. Sono d’accordo con te. Non soltanto “L’amico Fritz” ma l’intera produzione operistica di Mascagni (e non solo quella) dovrebbe essere oggetto di un attento studio e ripensamento. Il 10 e il 12 dicembre scorsi a Livorno è andato in scena “Il piccolo Marat”: un’autentica rarità “mascagnana”, che nessuno ha pubblicizzato e in pochi ne hanno parlato. Conosco pochissimo “Il piccolo Marat”, se non qualche stralcio. Sarebbe stata l’occasione giusta per ascoltarlo per intero. Ma ho mancato l’appuntamento. Per totale disinformazione. E me duole parecchio.