Ancora Asmik…!

Il soprano Asmik Grigorian insieme con il pianista Lukas Geniušas s’è esibita in concerto nella Sala “Zubin Mehta” del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino il 6 giugno 2026. In programma romanze da camera di Pëtr Il’ič Čajkovskij e di Sergej Rachmaninov, proposte – come già all’Auditorium “Parco della Musica” l’11 febbraio scorso con i Vier letzte Lieder di Richard Strauss (vedi Richard Strauss e le Primedonne “romane”) – in una successione cronologica e nella logica di un percorso tematico, che dei compositori indaga il pensiero e l’evoluzione.

Teatro del Maggio: Asmik Grigorian in concerto con Lukas Geniušas
© Eugenia Cesari / Maggio Fiorentino

La prima parte vede protagonista Čajkovskij: in apertura “Nel turbinio della danza“ il suo lied forse più famoso, seguito immediatamente dall’ultimo composto nel 1893, sei mesi prima del suicidio: “Di nuovo, come prima, sono solo”. La prima romanza è un valzer triste, affidato a una melodia sinuosa che si snoda con lentezza e induce a una malinconica riflessione sull’amore finito o forse mai iniziato; la seconda di grande forza espressiva, è impostata su un ossessivo e vigoroso accompagnamento del pianoforte che porta la voce a un climax bruciante, che grida la paura e lo smarrimento di fronte alla solitudine e alla morte, illacrimate. Sono romanze da salotto permeate di quel pathos emozionale ed esistenziale, in prevalenza mesto e rassegnato, tipico del mèlos slavo e che Čajkovskij sente appartenergli in intimità profonda.

Teatro del Maggio: Asmik Grigorian in concerto con Lukas Geniušas
© Eugenia Cesari / Maggio Fiorentino

Sfumature coloristiche un po’ dolenti e accentazioni pensose che si percepiscono in tutte le liriche scelte da Asmik Grigorian, anche in quelle in tonalità maggiore che dovrebbero suonare più gioiose: come “Vi benedico, o foreste”, che canta lo stupore di fronte alla natura, o i brillanti pezzi pianisti, eseguiti con grande virtuosismo da Lukas Geniušas per stemperare il clima. Un viaggio in territorio “čajkovskijano” che Asmik Grigorian conduce fino alle estreme conseguenze con l’ultima romanza “Non chiedere”, laddove il pianoforte suona ossessivo e rincorre un canto febbrile e angoscioso che parla di un segreto da custodire tenacemente, per insieme giungere a una conclusione che sorprende e sgomenta: alle parole «solo Iddio lo può sciogliere» appena sussurrate in pianissimo segue una pausa di estenuato e assoluto silenzio e poi un inquietante accordo dissonante del pianoforte.

Così Asmik Grigorian e Lukas Geniušas in sintonia perfetta chiudono la prima parte del concerto, la concludono però lasciando aperto uno spiraglio, per continuare a riflettere su ciò che di Čajkovskij s’è finora ascoltato (una piccola ma intensa silloge degli oltre cento lieder composti e altrettanti pezzi per piano solo) e così prepararsi alla seconda parte del concerto quale logica e inevitabile continuazione della prima, interamente dedicata a Sergej Rachmaninov.

Dopo un intervallo di trenta minuti Asmik Grigorian e Lukas Geniušas rientrano in palcoscenico e riprendono il viaggio nel mondo della grande tradizione della lirica da camera russa con “Nel silenzio della notte misteriosa” di un Rachmaninov non ancora diciottenne. È composta nel 1890 a ridosso di “Di nuovo, come prima, sono solo”, l’ultima delle Sei Romanze per soprano e pianoforte di Daniil Maksimovich Rathaus che Čajkovskij mette in musica nell’anno della morte, e che Asmik Grigorian fa ascoltare all’inizio del concerto. Coincidenze per nulla casuali, ma studiatissime. Il prima e il dopo si incontrano e procedono di pari passo. 
Rachmaninov prende idealmente Čajkovskij come modello e in “Nel silenzio della notte misteriosa” se ne sente chiara l’influenza. La si percepisce nelle linee melodiche quanto armoniche, che tuttavia presentano in nuce elementi che lasciano trapelare uno stile affatto personale. Un liederista già provetto si manifesta nel secondo pezzo in scaletta “Non cantare per me, bellezza mia”, coevo al primo, dove il pianoforte ormai si fa ben sentire, interagendo in comunione d’intenti con la voce che intona una struggente e tipica melodia russa. E così per tutti i pezzi successivi, che rivelano un’evoluzione artistica vieppiù personale e ben lontana dal modello, sebbene le note nostalgiche e dolorose di Čajkovskij e del mèlos slavo siano presenze costanti, con il pianoforte che Rachmaninov promuove ad autorevole protagonista senza però mai porre il canto in secondo piano.

Teatro del Maggio: Asmik Grigorian in concerto con Lukas Geniušas
© Eugenia Cesari / Maggio Fiorentino

Romanze esemplificative (come anche i due ultimi Preludi dell’op.32, scelti come per Čajkovskij per stemperare i moti dell’anima fin lì sentiti) che Asmik Grigorian sceglie tra le ottanta romanze che Sergej Rachmaninov produce esclusivamente dal 1890 al 1912.
È proprio agli ultimi anni di questo ventennio, al culmine della maturità artistica di Rachmaninov per la musica per voce e pianoforte come era stato per Čajkovskij, che Asmik Grigorian ricorre per chiudere il concerto, in una sorta di continuità tematica.
“Riposeremo” ripropone in forma poetica il finale di Zio Vania di Anton Čhecov: la melodia sembra scomparire dal canto che quasi sconfina nel parlato e l’accompagnamento del pianoforte, ossessivo e ripetitivo nell’alternanza di tonalità minori a maggiori, si fa essenziale e scarno nella ineluttabile constatazione che la felicità non sarà mai possibile sulla terra.
E infine “Dissonanza”, la penultima delle 14 Romanze per voce e pianoforte op.34, tratta da un ciclo considerato tra i più importanti della produzione liederistica di Sergej Rachmaninov, interamente incentrato su poesie tristi e angoscianti, perché come ricordava il compositore «i toni allegri e brillanti non mi riescono facili». E “Dissonanza” più che dalla tristezza è avvolta da un’aura di disperazione: narra di un amore finito, di un lutto non elaborato dal cui ricordo mai sarà possibile staccarsi. Una romanza che strazia l’anima, un tormentoso lamento che alterna il sussurro al grido, che ricorre a una canto quasi privo di melodia che si fa sempre più acuto e disperato, scollato dall’accompagnamento del pianoforte che se da un lato evoca un abbozzo di melodia dall’altro la distrugge con suoni dissonanti, che affida la conclusione alla voce che si spegne contro un muro di suono grave e poderoso.
Un lungo e scintillante postludio a chiudere la seconda parte, come un solo breve accordo acceso di turbamento a concludere la prima, ma sempre con la voce che finisce in pianissimo, quasi fosse un bisbiglio, cantando l’amore tradito o sofferto. Come le due facce di una stessa medaglia per celebrare in comunanza di emozioni e sentimenti la romanza vocale da camera nella Russia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, per mezzo di Pëtr Il’ič Čajkovskij e Sergej Rachmaninov.

Teatro del Maggio: Asmik Grigorian
© Eugenia Cesari / Maggio Fiorentino

Riguardo all’esecuzione è giocoforza dover ripetere ciò che fu detto per il concerto di Asmik Grigorian, sempre con Lukas Geniušas, al “Parco della Musica” di Roma l’11 febbraio 2026. La voce del soprano lituano, figlia d’arte della cantante Irena Milkevičiūtė e di Gegham Grigorian celebre tenore degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, brilla per ricchezza di armonici e si percepisce omogenea, rotonda e morbida su tutta la gamma. Il costante controllo dell’emissione e della proiezione del suono consentono ad Asmik Grigorian un canto sicuro e facile nelle salite all’acuto come nelle discese e nel sostegno al grave, ma ancor più il gioco di colori e di sfumature le permettono la realizzazione di fraseggi quanto mai vari ed eloquenti.

Asmik Grigorian è una musicista a tutto tondo; lo si deduce dalla composizione del programma, dalle romanze scelte tra loro connesse da una logica tematico-musicale stringente, come nel caso dei titoli che aprono e chiudono il concerto. Il tema dell’amore consumato, tradito o dimenticato, è l’elemento in comune, ma lo svolgimento è agli antipodi. La romanza di Čajkovskij in tempo Moderato parla di un tormento snervato con una melodia in Si minore suadente ma fortemente malinconica, come in una classica romanza da salotto ottocentesca che vede il pianoforte riverberare i fremiti del canto. Nel lied di Rachmaninov più che la tonalità di Mi bemolle minore è l’indicazione del tempo Non allegro, Agitato a dire quanto il male d’amore sia adesso profondo e disperato e di come il canto che si fa affranto e desolato e il pianoforte che insegue un percorso accidentato e dissonante lo affermino. Un confronto che oltre a dire quanto variegato e sensibile ai moti dell’anima sia il mondo della romanza russa da camera, dice anche di quanto cambi a cavallo della fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il pensare e il sentire la musica, che inizia ad allontanasi dal rassicurante sistema tonale, per avventurarsi nel mondo più inquieto e destrutturante dei procedimenti compositivi atonali.

Teatro del Maggio: Asmik Grigorian in concerto con Lukas Geniušas
© Eugenia Cesari / Maggio Fiorentino

Percorsi colti, vivaci e intellettualmente stimolanti dunque, che Asmik Grigorian intraprende con soluzioni interpretative che le sono proprie, che le vengono da uno studio  tecnico incessante, che le consentono di piegare la voce a suoni e accenti sempre nuovi e approfonditi, per rivelare il significato ultimo di ogni singola cantata insieme il senso musicale che le note sottintendono. Un modo di cantare e di interpretare che fanno di Asmik Grigorian una versatile artista di talento, merce alquanto rara oggigiorno, che conquista e seduce in ogni esibizione, sia operistica sia concertistica. Come dato dalle ovazioni tributate al Teatro del Maggio Musicale dal pubblico fiorentino, ringraziato affettuosamente con due bis e con gli autografi e gli scatti che Asmik Grigorian, sorridente e visibilmente paga, ha rilasciato alla fine del concerto.

Teatro del Maggio: Asmik Grigorian e Lukas Geniušas ringraziano alla fine del concerto.
© Eugenia Cesari / Maggio Fiorentino

Lascia un commento