Paolo Di Nicola 9 maggio 2026

Il Festival del Maggio Musicale Fiorentino, giunto alla sua 88a edizione, s’è inaugurato all’Opera di Firenze con The Death of Klinghoffer (La morte di Klinghoffer) di John Adams su libretto di Alice Goodman, per la direzione d’orchestra di Lawrence Renes e per la regia (insieme con le scene) di Luca Guadagnino, i costumi erano di Marta Solari. Alla prima rappresentazione del 19 aprile 2026 sono seguite due repliche, ed è all’ultima di domenica 26 aprile che si riferisce la cronaca. The Death of Klinghoffer fu data la prima volta in Italia a Modena e a Ferrara nel 2022.
The Death of Klinghoffer ha la sua première al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles il 19 marzo 1991 con la regia di Peter Sellars. Si ispira a un fatto di cronaca avvenuto nell’ottobre del 1985: il sequestro nel Mediterraneo orientale della nave da crociera “Achille Lauro”. Fu un’atto terroristico condotto da quattro militanti del Fronte per la Liberazione della Palestina, che chiedevano il rilascio di cinquanta palestinesi prigionieri in Israele. Fallita la trattativa i terroristi uccisero per ritorsione Leon Klinghoffer, un passeggero in viaggio turistico con la moglie, un americano di religione ebraica paralitico che morto fu gettato in mare con la sedia a rotelle; il corpo fu ritrovato una settimana dopo sulle coste della Siria.
Alice Goodman1 narra tutto questo in un testo, che più che un libretto si presenta come una lunga poesia. I protagonisti della vicenda sono chiamati a inscenare in palcoscenico gli avvenimenti che li riguardano, ma anche a riviverli raccontandoli come già avvenuti.
A questa storia Alice Goodman ne intreccia altre due: la vicenda biblica di Agar e del figlio “naturale” di Abramo Ismaele e il conflitto israelo-palestinese scatenatosi in Medio-Oriente alla fine degli anni ’40 del secolo scorso. Storie cui si riferiscono i protagonisti con i loro racconti, ma ancor più il coro che apre l’opera impersonando gli esuli sia ebrei sia palestinesi e commenta ciò che accade sulla nave. Un libretto di complessa struttura poetico-letterario, che entra e esce dalla diegèsi, per così chiamare in gioco la memoria storica e la coscienza personale e collettiva degli attori e degli spettatori. Un testo che guida alla comprensione profonda della vicenda e dei personaggi – come dichiara Luca Guadagnino nel programma di sala – che chiede a ognuno di immedesimarsi nell’alterità, di riflettervi e di riflettersi. L’ambito è del teatro specchio della realtà, dove chi agisce in palcoscenico rappresenta un’umanità moralmente imperfetta, capace di compiere tanto il bene quanto il male, chiamata a scoprirsi e a comprendersi reciprocamente, come gli spettatori che si immedesimano in essa per meglio intendere e determinare la propria condotta, eticamente corretta.

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – John Adams: The Death of Klinghoffer
Regia e scene: Luca Guadagnino – © Michele Monasta
The Death of Klinghoffer è per un teatro che si può dire “psicologico”, che indaga e racconta l’animo umano, per scoprire l’oscurità e la fragilità insieme con la bellezza e la forza che in essa convivono e scoprire che sono proprie quanto dell’altro. È con questo intento “etico” che Alice Goodman racconta ad esempio il terrorista Mamoud: capace di commuoversi per le canzoni pop trasmesse di notte dalle radio locali, rammentando il tempo di un’infanzia felice, e allo stato tempo ricordare l’abbandono della terra natia e la morte violenta del fratello e dare così un “senso” a una guerra intesa giusta, con la quale Dio «avrebbe reso tre volte» il dovuto. Similmente Alice Goodman racconta Marilyn, la moglie di Leon Klinghoffer. Disprezza il Comandante della “Achille Lauro” che tratta con i «pezzenti» assassini del marito («sputarle addosso vorrei, ma le mie labbra sono asciutte» gli dice) per poi scoprire, precipitando nello sconforto più indicibile, che sul ponte della nave non pensava alle sofferenze di Leon in mano agli aguzzini, ma si perdeva «in chiacchiere», pensava «a quisquilie», soltanto alle cure per la sua “banale” artrite. A farle da contrappasso è la “Aria del corpo che cade”, una struggente Gymnopédia affidata alla voce di Leon Klinghoffer mentre affonda nel mare con la sua carrozzina; canta l’addio alla vita e agli affetti, alle persone quanto alle cose. È una preghiera, è un affidarsi al Dio d’Israele misericordioso per avere pace e liberazione dal dolore di una vita annientata dall’odio e dalla violenza.
E sul palcoscenico del Teatro del Maggio Fiorentino sul corpo disteso di Leon Klinghoffer, come adagiato sul fondo del mare, dall’alto lentamente scende una grande scultura di Berlinde De Bruyckere. Scende un corpo umano pietrificato che alcuni danzatori con movenze felpate e rallentate smembrano e portano fuori scena. Una pietra sepolcrale di intollerabile pesantezza che opprime, che schiaccia e annienta, che dice tutta la bruttezza e la crudeltà della morte per Leon Klinghoffer, ma anche il dolore e la pena che il disfacimento di quella vita fa gravare su chi ne è testimone o artefice. È il punto più alto e toccante di una regia condotta da Luca Guadagnino2 con rigore ed equilibrio, rari al giorno d’oggi sui palcoscenici d’opera, non soltanto italiani.
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – John Adams: The Death of Klinghoffer
È una regia che rifugge ogni forma di speculazione, di chiara impostazione cinematografica, che “racconta” con una recitazione essenziale e calibrata la vicenda, dando voce a tutti gli agenti in causa con obiettività, senza moralismi né considerazioni sentenziose, e senza escludere la partecipazione emotiva agli eventi o ancor più senza trascurare la “compassione” per i personaggi, anche quelli scomodi, ben sapendo che non esistono categorie nette di bene e di male. Il terrorista Mamoud ad esempio pensa alla sua terra, cui forse mai farà ritorno, cantando una malinconica canzone agli uccelli in volo aggirandosi tra le poltrone in platea, quale portavoce di un comune senso di dolente sconfitta. E non a caso nel libretto di Alice Goodman, poetessa ebrea riformata oggi “sacerdote” della Chiesa Anglicana, il Comandante questo dice del giovane palestinese: «Io penso che se tu potessi parlare in questo modo seduto in mezzo ai tuoi nemici la pace tornerebbe».
Una regia che si avvale di una semplice e lineare quanto bella scenografia mobile, gestita al suo meglio con rapidità e facilità, valorizzata ancor più dai suggestivi giochi di luce inventati da Peter van Praet. Come nel caso dell’uccisione di Leon Klinghoffer, che Guadagnino mostra in palcoscenico. La scena è divisa in due, in alto il ponte della “Achille Lauro” e in basso gli interni della nave; sopra c’è la signora Klinghoffer e sotto il marito. E mentre lei pensa alle «quisquilie» e al buffet di due sere prima, il terrorista Molqi spara alle spalle a bruciapelo a Leon, che esanime si accascia sulla carrozzina. Sullo sfondo della scena contro un cielo nero appare un sole di un giallo intenso, che al tramonto risplende tra il ponte della nave e gli ambienti sottostanti come un faro accecante che sembra mettere in luce la frattura, la distanza emotiva che la tragedia scava tra i due coniugi.
Un vuoto che forse si colma nel finale dell’opera, quando Marilyn Klinghoffer sola al proscenio nel buio che piano piano le si va addensando intorno, piange e ripensa alla morte del marito e la invoca per sé come espiazione; alle sue spalle due danzatori si inseguono, si avvinghiano, si respingono di continuo; solo alla fine smettono di lottare e la donna esce di scena, trascinando con sé dietro le quinte molto lentamente, come gravata da una fatica e da un dolore estremi, il corpo esanime dell’uomo.
Ecco un altro elemento di forte suggestione che compare nella messa in scena di Luca Guadagnino di The Death of Klinghoffer: la danza. Undici artisti fantastici da lodare incondizionatamente, che sarebbe riduttivo chiamare soltanto danzatori, hanno reso concreto il pensiero della coreografa Ella Rothschild: poter dare con gesti, pose plastiche e con movimenti armonici il maggior risalto possibile alla musica di John Adams e alle emozioni e ai sentimenti che la percorrono, ben oltre la semplice evidente didascalia.

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – John Adams: The Death of Klinghoffer
Coreografie: Ella Rothschild – © Michele Monasta
La musica di John Adams3 – come ha ben inteso Ella Rothschild – non ha intenti descrittivi, non intende raccontare in modo cronachistico ciò che accadde sulla “Achille Lauro” in quel tragico 7 ottobre 1985, quanto concentrarsi sulla «intensità emotiva di una donna per la perdita del marito – come ammette lo stesso compositore – e il senso di desiderio e isolamento che l’esilio, sia ebreo che palestinese, può generare». Ciò che interessa in definitiva a John Adams è l’esperienza umana, indagata per mezzo di una musica che fluisce libera, continua e ben aderente alle parole, seguite nella musicalità e nell’andatura ritmica naturali, per carpirne l’intimo significato, i più riposti segreti, come nella sorprendete Gymnopédia che svela gli ultimi pensieri di un uomo che muore. La partitura non è suddivisa in recitativi, arie o pezzi d’insieme, è strutturata intorno a un flusso continuo di parole, come un lungo racconto anche interiore, che più che a un’opera fa pensare a un oratorio, o ancor più a una classica tragedia greca ricondotta alla contemporaneità. Una partitura che richiede l’impiego di una orchestra di circa cinquanta elementi, cui si aggiungono sintetizzatori, strumenti e xilofoni elettronici, e un designer del suono (Mark Grey) che mixa l’orchestra e le voci, entrambe sapientemente fornite di microfoni. Lowrence Renes era il maestro direttore e concertatore, bravissimo nel tenere le fila di un’opera monster siffatta, ma ancor più nel restituire la forza morale insieme con la bellezza formale, davvero eccellenti e inaspettate, di The Death of Klinghoffer di John Adams.


Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – John Adams: The Death of Klinghoffer
a sinistra: Susan Bullock e Laurent Naouri (Marilyn e Leon Klinghoffer) e Joshua Bloom (Rambo)
a destra: Levent Bakirci (Mamoud) e Daniel Okulitch (Il Capitano) – © Michele Monasta
E da ultimo il palcoscenico. Non è possibile dare un giudizio sulle voci nei termini consueti della critica operistica. I cantanti sono “microfonati”, mixati e amplificati, come anche l’orchestra; le loro voci sono percepite come la musica oggigiorno: proveniente dagli altoparlanti, con i volumi sonori e le dinamiche influenzate dai tecnici del suono. E non ha senso riferire se cantano bene o male, se l’intonazione è precaria o precisa, se la voce ha più o meno corpo. È l’interpretazione, è riuscire a comunicare al pubblico la potenza emotiva della musica di John Adams – che ne ha da vendere – a comandare, a determinare la bravura dei cantanti. E la prestazione di tutti i cantanti, compreso il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, è andata oltre la più entusiastica previsione. A cominciare dalla coppia protagonista. Laurent Naouri ha saputo ben esprimere di Leon Klinghoffer il coraggio nell’affrontare i terroristi, l’amore affettuoso e gentile per la moglie impaurita e la tristezza e lo smarrimento di fronte alla morte nella Gymnopédia. Come Susan Bullock che è stata una Marilyn Klinghoffer degna e partecipe consorte, vicina e solidale a Leon nell’angoscia, finendo con l’essere letteralmente annientata dalla sua morte. Daniel Okulitch e Andreas Mattersberger hanno prestato la voce al Capitano e al Primo Ufficiale della “Achille Lauro”, credibili nel dire le ansie ma anche la fermezza nell’affrontare il difficile momento del dirottamento di una nave. In bilico tra fedeltà agli ideali e tentennamenti morali il terrorista Mamoud di Levent Bakirci. Più sicuri e meno dubbiosi i suoi compagni: Roy Cornelius Smith (Molgi), Joshua Bloom (Rambo) e loanna Kykna (Yazmir). Assai centrato il doppio “cameo” di Marina Comparato negli abiti di una nonna svizzera e di una donna austriaca. E infine Janetka Hosco ha saputo rendere la sventatezza della ballerina Inglese, totalmente disinteressata alla tragedia che si andava consumando sulla nave da crociera “Achille Lauro”.
Al calar del sipario, un paio di secondi di silenzio e poi un uragano incontenibile di applausi. Meritatissimi e altrettanto dovuti a una inaugurazione del Maggio Musicale Fiorentino che corre il rischio di classificarsi come una delle più belle, più entusiasmanti e indimenticabili degli ultimi anni.

Illustrazione di copertina del programma di sala © Gianluigi Toccafondo
- The Death of Klinghoffer è il secondo libretto d’opera che la scrittrice Alice Goodman realizza per John Adams; il primo fu Nixon in China. ↩︎
- Luca Guadagnino, regista cinematografico tra i più affermati e apprezzati a livello mondiale, debutta al Festival del Maggio Musicale Fiorentino. The Death of Klinghoffer è la sua seconda produzione operistica, la prima fu Falstaff di Giuseppe Verdi al Teatro Filarmonico di Verona nel 2011. ↩︎
- John Adams. Compositore, direttore d’orchestra e pensatore e creativo, nome di spicco nel panorama internazionale della musica contemporanea, è alla sua prima apparizione al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Nixon in China fu la sua opera di esordio nel 1987 a Houston. ↩︎
