
Nella notte tra il 15 e il 16 agosto 2023 è morta Renata Scotto. È morta a Savona, dove era nata il 24 febbraio 1934. Qui anche debuttò nel 1953 con La traviata di Giuseppe Verdi. La sua carriera ebbe da subito un felice avvio; quando poi nel 1957 al Festival di Edimburgo Renata Scotto sostituì in una recita della Sonnambula di Vincenzo Bellini Maria Callas, la notorietà esplose e si aprirono per lei le porte dei più importanti teatri lirici internazionali (in primo luogo il Metropolitan di New York) ed ebbe inizio la collaborazione con i più noti e affermati direttori d’orchestra (Gavazzeni, Abbado, Muti, Maazel, Levine). Iniziata la carriera come soprano lirico, capace anche di una fluida agilità (Desdemona,Gilda, Margherita, Adina, Norina,) arrivarono, per un temperamento naturale propenso più al dramma che all’elegia e grazie a una indubbia perizia tecnica, i ruoli da soprano lirico-spinto (Violetta, Tosca, Manon, Suor Angelica) poi drammatico (Gioconda, Fedora, Santuzza) anche drammatico di agilità (Norma, Anna Bolena, Abigaille, Lady Macbeth) fino alle straussiane Marescialla e Clitemnestra.

(Teatro dell’Opera di Roma 1975)
Ascoltai la prima volta Renata Scotto al Teatro dell’Opera di Roma nel giugno 1975 in Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Seguirono pochi altri spettacoli: Adriana Lecouvreur a Ravenna, Otello e di nuovo Madama Butterfly a Firenze; in concerto l’ascoltai a Roma all’Accademia di Santa Cecilia in Erwartung di Schönberg e all’Auditorium del San Leone Magno. Ma furono le incisioni discografiche in studio e “live” a farmi comprendere la grandezza di Renata Scotto. Al di là della morbidezza e della luminosità della voce (sebbene suonassero spesso asprigni e metallici gli estremi acuti e anche gli acuti ma nella fase finale della carriera) fu il fraseggio analitico a conquistarmi definitivamente alla “causa” di Renata Scotto. Il suo canto era così ricco di colori, di inflessioni e di sfumature, che le sue interpretazioni apparivano sempre illuminanti, sorprendenti, come nuove e mai banali. Il canto di Renata Scotto era perlopiù volto a ben rendere la “verità” dell’autore celata negli “accenti” del testo e nei “colori” della musica, passati al vaglio di uno studio attento e ricercato da una grande intelligenza musicale e altrettanta sensibilità. A volte il canto di Renata Scotto appariva affettato e manierato, per questa “estrema” attenzione a illuminare sempre e comunque la parola. Ma sempre con il risultato che chi ascoltava Renata Scotto mai rimaneva indifferente né deluso.

(Teatro dell’Opera di Roma 1975)

(Teatro dell’Opera di Roma 1969).
Ancora oggi si rinnova la forte emozione, a stento contenuta, che provai ascoltando per la prima volta la registrazione “live” dei Lombardi alla prima crociata che Renata Scotto cantò all’Opera di Roma nel 1969. https://youtu.be/o0MpUFMYhak

Paolo non lo sapevo, grazie per questo tuo ricordo
Addio, grande Renata. Complimenti per la disamina della voce e dell’interprete, fatta con assoluta obiettività.
Ho anche il ricordo di una Messa di Requiem verdiana, fatta a Santa Maria sopra Minerva diretta da Abbado con Pavarotti, Horne e Ghiaurov e orgogliosamente posso dire: io c’ero! Notevoli anche la sua Bolena e La Gioconda.
Non sapevo che avesse cantato anche Kundry….incredibile!Cantante,attrice, musicista di grande levatura. Grazie, Renata. Riposa in pace.
Un’artista gigantesca del secondo Novecento (che alcuni pigmei vollero soprannominare “la nana”). Soprattutto trovo impeccabile, e risolutiva ai fini di una disamina della sua arte, la definizione di Paolo quando dice che le interpretazioni della Scotto apparivano sempre “come nuove”.