“Les Troyens” di Berlioz all’Oper Köln

La stagione lirica 2022/23 dell’Opera di Colonia si è inaugurata con Les Troyens, grand-opéra in cinque atti di Hector Berlioz presentato in edizione integrale (quasi quattro ore di musica). La direzione d’orchestra era di François-Xavier Roth e la regia di Johannes Erath. 

Hector Berlioz: Les Troyens – Oper Köln

L’opera che s’ispira all’Eneide di Virgilio è divisa in due parti: La prise de Troie e Les Troyens à Carthage. Nella prima “sezione” tra i personaggi principali va ricordata la coppia di amanti Cassandre e Chorèbe, interpretata da Isabelle Druet e Insik Choi, nella seconda parte invece la coppia protagonista è formata da Didon ed Énée (che già compariva nella prima “sezione” come difensore della città di Troie) i cui abiti sono stati indossati da Veronica Simeoni ed Enea Scala. Eccellenti cantanti tutti e quattro, ma ancor più eccellenti interpreti. Si sono profusi in un fraseggio analitico fortemente eloquente, fatto di attenzione minuziosa alla parola, con le corrette pronuncia e accentazione della lingua francese, e attento alla musicalità del verso, grazie a un continuo e vario gioco di colori e sfumature nella voce e di accelerazioni e rallentando nel ritmo.

Isabelle Druet (Cassandre) – Insik Choi (Chorèbe)
Veronica Simeoni (Didon) – Enea Scala (Énée)

dTutto ciò è stato possibile per la buona tecnica posseduta dai quattro artisti, che ha permesso loro anche di realizzare al meglio le intenzioni di François-Xavier Roth. La sua è stata una direzione (e di conseguenza una concertazione) altrettanto analitica e attenta al minimo dettaglio. Tutti gli strumenti uno ad uno si sono ascoltati perfettamente chiari e distinti all’interno di un suono orchestrale che comunque appariva, e con sorpresa, unico e compatto ma al tempo stesso brillante e luminoso. Si sono apprezzati infine i tantissimi trapassi dinamici (piani, pianissimi, forti, fortissimi e anche i mezzoforte) disseminati in partitura, congiuntamente a una ricchissima agogica (rallentando, sforzando, accelerando e rubati). Tutto concorreva a rendere viva e palpitante una musica, che nella sua imponente grandiosità sarebbe potuta apparire altrimenti grave e tediosa. Fluidissima in tal senso procedeva anche la narrazione, senza soluzione di continuità e spedita, senza un attimo di pesantezza o di noia. Ci piace segnalare il grande turbamento riscontrato nelle scene della morte di Cassandre e di Didon: letture intense e toccanti anche per merito delle inappuntabili Isabelle Druet e Veronica Simeoni, arrivate finanche a “sporcare” – per la “troppa” partecipazione emotiva profusa – una linea di canto diversamente condotta per tutta l’opera con un legato e un fraseggio esemplari per stile, eleganza e nitore.

François-Xavier Roth

Doveroso ricordare la bravura degli altri cantanti, interpreti di ruoli non di primo piano ma onerosi e necessari allo snodarsi della vicenda: Lucas Singer (Panthée, sacerdote troiano), Maike Raschke (Ascagne, figlio di Énée) Adriana Bastidas-Gamboa (Anna, la sorella di Didon) Nicolas Cavallier (Narbal, ministro di Didon) Dmitry Ivanchey (Iopas, poeta cartaginese) e Young Woo Kim (Hylas, marinaio frigio). Va da sé che erano da applaudire senza riserve anche la Gürzenich Orchestra e il Coro dell’Opera entrambi di Colonia, per aver ben risposto alle tante ed esigenti sollecitazioni di François-Xavier Roth.

Isabelle Druet con il Coro dell’Oper Köln
Enea Scala con la Gürzenich Orchestra sullo sfondo

Essendo chiusa per restauro la sede storica nel centro città della Oper Köln il regista Johannes Erath (che attendiamo con accesa curiosità all’Opera di Roma con Il tabarro e Il castello del Principe Barbablù ad aprile 2023) ha allestito Les Troyens nella sala grande della Staatenhaus, dall’altra sponda del Reno. Ha realizzato una grande pedana circolare su cui era adagiata la testa di una grande statua greca, mentre al suo interno erano schierati orchestra e direttore. Su questa pedana mobile in continuo movimento agivano Énée, Cassandre, il popolo di Troie e poi Didon con la corte e la sua gente. Vi si muovevano anche gli dei dell’Olimpo che nel libretto non compaiono mai seppur sempre nominati e invocati, ma che di fatto determinano a loro piacimento, nel bene come nel male, i destini di questi “eroi”

Johannes Erath

Lettura registica forse azzardata, ma che rivelava come Johannes Erath avesse approfondito il testo andando oltre, svelando ciò che di essenziale di vero e di rivelatore è celato nel libretto de Les Troyens scritto dallo stesso Hector Berlioz, che l’Eneide amava e conosceva oltre misura. Assai pertinente era poi l’impostazione dell’ingresso in scena di Didon, prima di celebrare la bontà del suo governo e le glorie di Carthage e prima di assumere il ruolo di carismatica regina. Didon appariva ubriaca e annoiata. Era fuori posto. Volutamente fuori posto. Perché intimamente era in rivolta contro l’imposizione di essere la «regina d’un giovane impero che ogni giorno s’innalza e fiorisce» a favore dell’incondizionata arrendevolezza «alla dolce speranza dell’amore» che nel profondo dell’intimo sentiva e che l’avvento di Énée le prospettava. Che dire ancora della licenza artistica che Johannes Erath si prendeva nel far ricomparire nel finale dell’opera Cassandre? che tornava dall’Ade e prendeva la mano di Didon? Due sorelle “dell’anima” accomunate dallo straziante dolore di dovere annunciare la distruzione di Troie l’una e di Carthage l’altra. Poesia e commozione allo stato puro. Capolavoro nel capolavoro. Les Troyens è l’opera di una vita, che deve la sua grandezza alle sue proprie “monumentale” ricchezza strumentale e “geniale” inventiva musicale, godibili e apprezzabili soltanto se questa grandiosità è rispettata: se Les Troyens sono eseguiti integralmente. Come è stato di fatto all’Oper Köln, con gli applausi scroscianti ed entusiastici e la standing ovation alla fine della recita. 

Hector Berlioz: Les Troyens – Oper Köln
Gli dei dell’Olimpo

Berlioz compone Les Troyens in due anni: dal 5 maggio 1856 al 7 aprile 1858, ma essendo un grand-opéra di enormi proporzioni il rappresentarla spaventa gli impresari parigini. Bisognerà attendere il 4 novembre 1863 quando Léo Carvalho, il nuovo direttore del Théâtre Lyrique, farà rappresentare Les Troyens concertati dall’autore ma fortemente mutilati. Carvalho farà sopprimere interamente La prise de Troie e saprà costringere Berlioz, sebbene riluttante e offeso, ad apportare numerosi tagli a Les Troyens à Carthage. Poi più nessuna messa in scena, fino a quella, e questa volta in edizione integrale, del 6 dicembre 1890 al Großherzogliches Hoftheater di Karlsruhee. A ventisette anni dalla composizione di Les Troyens e a ventuno anni dalla morte di Hector Berlioz, che deceduto l’8 marzo 1869 non vedrà mai rappresentato nella propria interezza l’amatissimo suo unico grand-opéra.

Un’ultima curiosità. Berlioz compose Les Troyens pensando a Pauline Viardot, indeciso però se al momento dell’esecuzione dovesse interpretare Cassandre o Didon. Alla rappresentazione parigina del 1863 però finì con l’assegnare il ruolo della regina di Carthage ad Anne Charton-Demeur, sebbene fosse entusiasta di Pauline Viardot che aveva fatto ascendere agli altari della gloria nel 1859, rielaborando per lei Orfeo ed Euridice di Gluck.

Isabelle Druet (Cassandre)
Veronica Simeoni (Didon)

Una opinione su "“Les Troyens” di Berlioz all’Oper Köln"

  1. Condivido ogni riga. Bellissimo articolo. Io c’ero e posso confermare tutto. Spettacolo eccezionale in cui l’opera Koeln, al di là dei soliti ardori per divi e divazzi con relative tifoserie, ha presentato un parterre di professionisti e splendidi artisti. Peccato che pare non ci sia intenzione di farne un DVD ma certamente se dovessero riprenderlo, farò un’altra fuitina a Koeln e comunque que questo spettacolo e questi artisti resteranno sempre nei nostri occhi e nella nostra mente. Grazie

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